COLPO DI SCENA: Gatto Selvatico in provincia di Genova

Un possibile Gatto Selvatico (Felis Silvestris) in provincia di Genova (Valle Stura) filmato da una delle mie video-trappole a fine del 2017. Si tratterebbe del primo Felis Silvestris o “ibrido” di Felis Silvetris filmato in libertà sull’Appennino Ligure. Infatti sino ad oggi, non esistevano “prove video” dell’esistenza di questa specie nella provincia di Genova. (www.paorossi.it)

maddalena

Il custode della bellezza

Una signora mi ha raccontato che suo figlio da piccolo è diventato cieco completamente però ha imparato a nuotare e a camminare nei boschi da solo senza neppure il cane guida. Dopo degli anni, qualcuno gli ha chiesto “ti piacerebbe tornare a vedere?” lui ha detto NO. Ha detto di NO perché era talmente immerso nella bellezza che la vista e gli occhi lo avrebbero condizionato nel vedere solo la superficie delle cose. Marco Morandi (trasmissione integrale https://www.raiplayradio.it/…/SECONDA-CLASSE-7a174209-bd09-…)

maddalena

“Vasche trappola” per animali selvatici in tutta Italia

In queste ore si alzano potenti le voci di denuncia contro le quella vasca/cisterna di cemento che ha ucciso dei rari e protetti orsi marsicani in Abruzzo (https://www.repubblica.it/ambiente/2018/11/15/news/mamma_orsa_e_i_suoi_due_cuccioli_annegati_in_una_vasca_d_acqua_privata-211753815/?rss). Nelle ore seguenti all’uscita di questa terribile notizia mi è subito tornato alla mente il terribile episodio del 2011 quanto sopra il paese di Torriglia un lupo nero (Canis lupus italicus) morì annegato in una cisterna a cielo aperto di un ex discarica di rifiuti. Nell’articolo originale (riportato sotto in corsivo) non si menziona l’annegamento nella cisterna, probabilmente per richiesta di un ente pubblico locale (paura di brutte figure pubbliche!). 4E18945D_003507_6BFFA468_Foto_mail_PICTURE--158x237Tra il 2009 e il 2012 frequentai spesso quella zona e documentai fotograficamente la presenze di una splendida famiglia di lupi, non fotografai mai il lupo nero ma pochi mesi prima della sua fine, lo vidi riposare nella neve insieme al resto del suo nucleo famigliare.  Alcune persone residenti nei paesi nella zona, ancor prima della notizia del lupo annegato nella cisterna, mi riferirono che più volte degli animali selvatici erano finiti in quel maledetto buco pieno d’acqua putrida con le pareti lisce e quindi senza appigli per risalire. Ma ci volle la morte di una specie importante come un lupo per convincere i responsabili della zona a chiudere una volta per tutte quella trappola a cielo aperto. Allego una foto della zona: il quadrato rosso è la zona della cisterna-trappola, che per fortuna oggi risulta chiusa e interrata.Immagine

Giallo a Torriglia, morto l’unico lupo nero dell’Appennino
di Matteo Sacco – 10 luglio 2011
Genova – E’ morto per cause naturali? O è stato avvelenato? È giallo sulla morte di un lupo ritrovato a Torriglia, località alle spalle di Genova, all’interno del parco dell’Antola. L’animale trovato già in avanzato stato di decomposizione, appartiene a una specie molto rara: il lupo nero.
Eraldo Minetti, commissario della Polizia provinciale, afferma: «Si trattava dell’unico esemplare nei boschi genovesi e, con molte probabilità, il solo lupo nero della Liguria». La caratteristica che rende questa variante così particolare nella specie, è la sua formazione. Secondo alcuni ricercatori specializzati è presente, nel corredo del Dna dell’animale, un “inquinamento genetico”, dovuto all’accoppiamento del lupo con i cani selvatici. La teoria più accreditata, invece, spiega la particolarità individuando varianti melaniche dei geni. «È lo stesso caso della pantera nera – precisa Minetti – si tratta di un giaguaro afflitto da melanismo, cioè colpito da una mutazione di un gene dominante che “colora” di nero il mantello dell’animale. Allo stesso modo avviene per il lupo».
Non è stato possibile completare l’autopsia. La carcassa dell’animale, già parzialmente decomposto, ha consentito agli operatori del parco naturale dell’Antola, di prelevare soltanto un campione e spedirlo all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale di Bologna, per farlo analizzare.
«Aspettiamo i risultati per tracciare un’identità genetica. Era da più di due anni – spiega Marco Carraro, dirigente del parco dell’Antola – che le foto-trappola (macchine fotografiche nascoste tra la vegetazione che scattano al passaggio degli animali ndr), ritraevano questo esemplare aggirarsi nei boschi, con il gruppo famigliare del parco».
Questo è solo l’ultimo caso in cui l’uomo si accanisce contro il lupo. Molto spesso le guardie della Forestale e gli agenti della polizia provinciale recuperano esemplari avvelenati o molto spesso “impallinati” da fucili da caccia. Nonostante il lupo sia un animale protetto da una legge che risale al 1971, «con ormai troppa frequenza è vittima di caccia e di bracconaggio», spiega Minetti. Probabilmente chi potrebbe aver ucciso l’esemplare ignorava la particolarità di questa variante genetica. «Sta di fatto che anche il Parco dell’ Antola aveva il suo lupo nero – si rattrista Minetti – adesso non più».

Il lupo – biologia e gestione sulle Alpi e in Europa

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Biologia e gestione nelle Alpi ed in Europa
Il libro fa parte della collana intitolata “Monografie”, i cui volumi affrontano ciascuno un singolo argomento -di natura faunistica, ambientale, naturalistica in ge­nere od altro- in maniera approfondita ed esauriente, su basi rigorosamente scientifiche, ma agile e di faci­le lettura essendo rivolti ad ampie categorie di lettori. Anche in questa collana i testi sono arricchiti ed im­preziositi da immagini fotografiche, talune di eccezio­nale rarità, di elevatissima qualità anche tipografica.
I lupi stanno naturalmente recuperando i loro areali originari in Italia, sulle Alpi e non solo. Questo nuovo millennio è infatti un momento positivo per le popolazioni di lupo in Europa, che sono per la maggior parte in crescita sotto il profilo sia demografico sia geografico. La grande sfida per la conservazione del lupo nel prossimo futuro è riuscire a sviluppare un regi­me di convivenza tra questo grande carnivoro e le attività antropiche, sulla base della cono­scenza della specie e di dati oggettivi della sua presenza, e questo libro rappresenta un impor­tante contributo in questa direzione. Questo libro descrive con un linguaggio non tecnico l’ecologia del lupo, con i suoi forti le­gami di branco, con un territorio che si estende per centinaia di chilometri quadrati: un animale che, quando in dispersione, è alla ricerca di un compagno/a anche attraverso i confini a lui in­visibili. Ed infine diventa un utile manuale per l’osservatore ed il ricercatore alle prime armi. Il tutto sulla base di esperienze dirette e dati rac­colti dall’autore, nota esperta della specie. Un’occasione per vivere con più consapevolezza il ritorno del lupo sulle Alpi, per riconoscere i segni lasciati da un predatore elusivo, e per strutturare una maggiore cultura del selvatico, ancora poco svi­luppata in Italia, che è un approccio fondamentale per la conservazione del mondo naturale che da sempre il lupo simboleggia.
L’AUTORE
Francesca Marucco, classe 1974, zoologa, ha una lunga esperienza con i lupi: li studia da vent’anni, fra il Piemonte e il Montana (USA); è stata coordinatrice tecnico- scientifica del progetto di ricerca e gestione del lupo per la Regione Piemonte, il famoso Progetto Lupo Piemonte. Dopo la laurea a Torino, ha conseguito un master e un dottorato (PhD) negli Stati Uniti presso l’Università del Montana dedicati all’ecologia della spe­cie. È oggi professore a contratto presso l’Università di Torino, membro affiliato con l’Università del Monta­na e coordinatore scientifico del Progetto LIFE WOLFALPS presso il Centro Gestione e Conservazione Grandi Carnivori, che prevede il monitoraggio della popolazione di lupo sulle Alpi e la ricerca di buone stra­tegie gestionali per la convivenza tra lupo e uomo. Ha pubblicato numerosi articoli scientifici a livello inter­nazionale, contribuisce come editore e reviewer per giornali scientifici ed è referente sull’argomento per il Ministero dell’Ambiente. Collabora in diversi progetti di ricerca sui grandi Carnivori a livello europeo e mon­diale, con università statunitensi e canadesi; è coinvolta in gruppi di monitoraggio e gestione del lupo sia al­pini che europei, in particolare è membro dal 2001 del Wolf Alpine Group (WAG) e dal 2012 del Large Car­nivore Initiative for Europe (LCIE), un Gruppo Specializzato dell’IUCN.
Formato: 17 x 24
Immagini: circa 120 colore 
Data pubblicazione: giugno 2014 
Pagine: 175

Poca etica nel più importante concorso fotografico del mondo

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Ed eccolo qua! Un bellissimo scatto vero?! Ma per stessa ammissione degli autori, questo scatto è frutto di un appostamento vicino ad un “carnaio” per orsi. Uno dei concorsi fotografici più prestigiosi del mondo (wildlife photographer of the year) che accetta foto realizzate grazie a “esche,carnai,attrattivi”???? 
Mi spiace notare che molti GRANDI fotografi di natura (in Italia e nel mondo) non prendono posizione contro questa “penosa pratica”. Temo che non prendono posizione per semplice “paraculismo”: molti di questi “ricchi viziati uomini bianchi che vogliono una foto ad ogni costo” SONO anche LORO CLIENTI ! Lo scatto in questione con il commento degli autori è visibile su: http://www.nhm.ac.uk/visit/wpy/gallery/2017/images/1114-years-old/5156/wolf-watch.html Un fatto molto grave secondo il mio parere, visto che questo concorso è organizzato da un ente importante come il museo di Storia Naturale di Londra. Dare cibo agli animali selvatici è molto grave: si abitua l’animale a non cercare cibo da solo in natura e si abitua l’animale ad associare l’uomo al cibo, mettendo a rischio l’incolumità dell’uno e dell’altro.

Andrea “etico cercatore di lupi”

Appennino Piemontese – 17 Maggio 2018

Sono felice di fare una piccola intervista ad Andrea Nagliero, che nel suo tempo libero con rispetto e buon senso cattura immagini di lupo in libertà (Canis lupus italicus).

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Paolo Rossi: Andrea quando hai iniziato ad appassionarti nell’osservazione di animali selvatici?
Andrea Nagliero: È una passione che ho da sempre ma solo da due anni a questa parte ho avuto buoni risultati nella ricerca.

PR: risultati ottenuti soprattutto attraverso l’utilizzo di una foto-trappola giusto?
AN: Si uso da qualche anno una foto-trappola, è un mondo nuovo per me perché in passato non mi interessava più d tanto e mi limitavo a fare delle belle camminate e a cercare le tracce dei selvatici.

PR: non utilizzi esche o simili per attirare selvatici davanti alla tua foto-trap vero?!
AN: Vero, dare cibo ai selvatici è sbagliato: lupi e volpi oggi potrebbero mangiare una polpetta davanti alla mia video-trappola e domani potrebbero mangiarne una piena di veleno piazzata in giro da qualche bracconiere. Meglio dunque non abituare i carnivori a mangiare cose che non hanno ucciso loro, dopo tutto creature come i lupi sono affascinanti proprio perché sanno cavarsela da sole in condizioni climatiche difficili, come si vede nella mia immagine di lupi nella neve. 
Preferisco “guadagnarmi” i video e le foto senza scorciatoie ma attraverso lo studio e l’osservazione del bosco: studiando i sentieri e le zone dove i lupi hanno passaggi obbligati o cercando posti dove c’è stata una predazione o luoghi dove dormono gli animali o magari piazzando la foto-trap nei pressi una pozza d’acqua che invita naturalmente molti selvatici a servirsene per dissetarsi.

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PR: ti chiedo ancora notizie in merito al bellissimo video di lupi nella neve che hai girato con la video-trap, come mai si fermano e annusano in terra? visto che non usi esche alimentari?!
AN: un segreto c’è, a volte piazzo davanti alla video-trappola un escremento dei lupi di zona, in questo modo a volte i lupi stessi si fermano ad annusare quel tanto che basta per azionare il sensore della video-trap. Non utilizzo escrementi di lupi di altre zone/territori perché non vorrei mai creare tensione fra nuclei famigliari differenti. Le feci di lupo veicolano importanti messaggi territoriali, quindi non bisogna essere invasivi.

PR: Cosa si prova quando si scopre di aver catturato belle immagini?
AN: Emozioni enormi, anche se i primi video ritraevano solo lupi che passavano di sfuggita, come spettri selvaggi. La cattura più emozionante è certamente quella dei lupi nel bosco ammantato di neve: fieri, attenti, coesi e con una splendida pelliccia invernale. Davvero una bella emozione vederli crescere mese dopo mese attraverso l’occhio un po’ indiscreto della foto-trap e notare i cambiamenti fisici. Diventare adulti non è per niente scontato per lupo: obbligato ad affrontare agguerrite prede come il cinghiale, a evitare i bracconieri, le strade e le ferrovie. E sempre attento a non scontrarsi con i lupi rivali.

PR: Altri episodi e curiosità riguardo alla tua passione di “fototrappolatore”?
AN: Mi piace molto osservare le interazioni dei selvatici quando si imbattono in un escremento di lupo, per esempio ho notato che alcuni giovani di daino scappano, qualche cinghiale invece si ferma e si guarda attorno attentamente. Mentre tasso e volpe spesso ci marcano sopra (con escrementi, urina e raschiamenti).

PR: Quanta pazienza ci vuole prima di avere buoni risultati con questa tecnica?
AN: Molta pazienza mentre la passione sostiene nei momenti di sconforto. La cosa più importante è essere costanti e non scoraggiarsi mai, visto che la maggior parte delle volte la video-trap riprende svariati animali selvatici e rarissimamente i lupi. Spesso mi ritrovo in posti molto selvaggi e isolati dove mi concentro per cercare sentieri battuti da animali, a volte cammino per ore smaniando di trovare qualche traccia: una cacca, un impronta, una pista impressa nel fogliame del sottobosco.

PR: Credi che la tua passione possa essere utile alla “comunità”?
AN: Forse si, visto che le voci di paese dicono che i lupi “sono troppi”, lo dicono senza avere prove scientifiche a riguardo e infatti la video-trappola dimostra che i lupi non sono troppi, sono pochi se paragonati alla quantità di potenziali prede. Pochi e con territori molto grandi! Fototrappolare può essere anche un deterrente al bracconaggio.

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Mostra sul Lupo a Finale 2018

Il comunicato stampa in PDF: comunicato stampa mostra lupo 2018

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Eventi :

Sabato 23 giugno – Museo Archeologico del Finale, ore 17.30

“In bocca al lupo! Un antico predatore tra archeologia, storia e leggende”, inaugurazione dell’esposizione di fotografie di Nicola Rebora e Paolo Rossi, di reperti archeologici, proiezioni e supporti didattici dedicati all’antico rapporto del lupo con l’uomo, a storie, tradizioni, fiabe e leggende su questo animale e alla sua presenza in Liguria. A cura di: Museo Archeologico del Finale e Istituto Internazionale di Studi Liguri sezione Finalese. Ingresso libero.

Giovedì 12 luglio – Museo Archeologico del Finale, ore 21.00-23.00 apertura straordinaria 

Ore 21.00, “Sulle tracce del lupo” – Visita guidata alla mostra “In bocca al lupo! Un antico predatore tra archeologia, storia e leggende” e incontro con esperti di fotografia, biologia e archeologia per scoprire storie e curiosità su questo animale. Costo 5 € a persona.

Sabato 18 agosto – Museo Archeologico del Finale, ore 21.00-23.00 apertura straordinaria

Ore 21.00, “Sulle tracce del lupo” – Visita guidata alla mostra “In bocca al lupo! Un antico predatore tra archeologia, storia e leggende” e incontro con esperti di fotografia, biologia e archeologia per scoprire storie e curiosità su questo animale. Costo 5 € a persona.

 

 

 

 

Pastori di Capre amanti dei Lupi (Val Bormida SV)

Il pastore di capre amante dei lupi
29 Aprile 2018 – Cairo Montenotte

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Passando nella piazza del paese di Cairo M. scorgo numerosi stand con prodotti locali, mi avvicino al primo “formaggiaio” che mi ispira fiducia: in primo piano dei bellissimi formaggi stagionati e sullo sfondo degli striscioni con delle foto di splendide capre camosciate, le sue, anzi, le loro! Insieme a Mario infatti c’è la figlia Francesca. “Azienda Agricola La Cavagnola – Dego SV”. La sera prima, due cari amici fotografi (Roberto e Andrea) mi hanno mostrato la foto di una carcassa che hanno trovato di recente in una radura  proprio nella zona del Dego: un capriolo predato (forse dai lupi).
PaoloRossi: Mario abiti in un “posto da lupi” e allevi capre quindi ti chiedo subito se hai mai subito predazioni?
Mario: No, nessuna perché ho cani e recinti elettrici, eppure i lupi ci sono.
PR: Recinti a 4fili e cani da pecora abruzzesi?
Mario: Si recinti a 4fili ma senza “cani abruzzesi”, per ora ho solo i miei cani di famiglia “meticci” che stanno in compagnia delle mie 70 capre, 40 delle quali pascolano sempre fuori, all’aperto.
PR: Da quanto tempo fate questo mestiere e da quanto tempo ti sembra che i lupi siano presenti in Val Bormida in modo più costante?
Mario: Facciamo questo mestiere dal 2007 e sono almeno 4 anni che i lupi si avvistano spesso sul territorio o meglio, si avvistano spesso le loro tracce e alcune carcasse di caprioli. In realtà i veri problemi riguardano i cani vaganti/rinselvatichiti che sono presenti sul territorio, attaccano gli animali domestici e a differenza dei lupi, hanno poca paura dell’uomo.

(PR: Non è la prima volta che mi vengono segnalati vari problemi con cani vaganti nel savonese, dalle mie parti – genovese – invece il problema sembra molto più limitato)

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PR: Mario come hai iniziato a fare prevenzione per evitare attacchi dei lupi?
Mario: Mi sono documentato da solo, per conto mio e ho provveduto ad attrezzarmi con il recinto a 4fili, senza aspettare che mi venisse consegnato da enti, autorità o simili. Per imparare ad utilizzarlo correttamente mi sono rivolto ad allevatori che lo usavano già da tempo (in Piemonte). Ho imparato direttamente sul campo quindi. 

PR: Di recente il sindaco di Masone ha dichiarato “da quando il lupo è tornato non viviamo più tranquilli”, cosa ne pensate?
Mario: Direi che queste paure non riguardano me e Francesca, vedere un lupo è sempre stato un mio sogno, un sogno che solo di recente sono riuscito a realizzare. Mi sono affacciato dalla finestra di casa mia (circondata da capre, prati e boschi) e ho notato proprio sotto di me questo canide scuro, quando mi ha fissato negli occhi con quello sguardo magnetico e quegli occhi gialli intensi ho capito che era lui, pochi secondi ancora ed è trotterellato via senza fretta, sinuoso e selvaggio. Nessuno dei nostri cani ha abbaiato e lo ha inseguito. E pensare che di solito abbaiano a tutto e tutti, forse avevano paura o forse si sono semplicemente goduti il momento come ho fatto io.

PR: E se i lupi uccidessero qualcuna delle vostre capre come reagireste?
Mario: accetteremmo l’evento come parte delle leggi della natura, lo prenderei come un sorta di obolo, una piccola tassa da pagare per vivere e allevare negli splendidi boschi e pascoli del Dego. Dobbiamo essere noi allevatori a mettere in atto sistemi di prevenzione per evitare predazioni, il lupo dopo tutto, fa solo il suo mestiere.

(Foto da “AziendaAgricolaLaCavagnolaFormaggiDiCapra” – Pagina Facebook)

 

Invito a ragionare sui lupi – Alberto Pastorino

Questo post di A.Pastorino (facebook pagina “sei di Masone se …”) è in risposta ai deliri di queste settimane da parte dell’opinione pubblica sul tema “lupi”. Sono apparsi articoli e dichiarazioni imbarazzanti come queste: http://www.primocanale.it/notizie/allerta-lupi-in-valle-stura-pecore-sbranate-il-sindaco-di-masone-siamo-esasperati–197116.htm

Buongiorno a tutti,

vorrei fare un pò di chiarezza riguardo alla predazione avvenuta a Largafuiè. Qualcuno griderà subito all’ “Ambientalista”, ma in realtà parlo come professionista che studia gli animali selvatici e appassionato delle nostre montagne. Ho ben chiari i problemi che crea la presenza dei lupi, anche a persone che mi sono molto care.

Con quanto segue quindi non voglio dire che sia bello che avvenga una predazione di lupo su animali domestici, è un danno economico per gli allevatori.

Vorrei solo avvisare “Non è tutto oro quello che luccica” e non tutte le cose sono realmente come vengono raccontate la prima volta al bar/Facebook.

Ho parlato con i Carabinieri Forestali che hanno compilato il verbale, quindi QUESTI sono i fatti accertati:
5 pecore adulte predate, di cui 2 consumate, 3 uccise ma non mangiate
2 agnelli consumati

Dai 30 animali iniziali siamo passati quindi a 7 (minimo)

Questo è “normale” (non che sia bello) in caso di attacchi al bestiame.
I lupi si sono evoluti per attaccare un gruppo di prede (cervi, caprioli, cinghiali): ne abbattono una, quando tutto è finito le altre sono sparite. Invece in caso di attacco agli ovini una volta uccisa la prima le altre sono ancora in zona avendo perso gli istinti di fuga, quindi ne uccidono un’altra, e un’altra, e un’altra ancora..
Non è gusto per l’uccisione ma puro istinto. Il termine tecnico è “surplus killing”, uccisione multipla. Lo fanno anche faine nei pollai, volpi, orsi ecc.

2 lupi sono sufficienti, non ne servono 200. 
A Capanne al momento ci sono due branchi con zone distinte. In zona Vesulina, Piani, Praglia, Veleno, Turchino, Giutte ne ho ripresi con fototrappola sempre 2 (una coppia).
A Capanne un’altra coppia si è riprodotta lo scorso anno, quindi ci sono 4-5 giovani (ultime info dell’autunno però), ora possono essere meno per: 
1)morti 
2) i giovani se ne vanno a cercare casa

I pastori hanno denunciato la scomparsa di altri 26 agnelli, spariti però nel nulla nonostante le ricerche ad ampio raggio in zona. 
Tutti questi animali dovrebbero essere spariti in una sola notte? Questo dicono i pastori

I lupi non avrebbero potuto farlo nemmeno con un camion.

Hanno abbattuto 7 animali e hanno consumato quasi completamente due pecore adulte e due agnelli..questo richiede tempo. Una volta sazi avrebbero portato via 26 agnelli per almeno 1-2 km? Avanti e indietro ogni volta?
MAI SUCCESSA UNA COSA DEL GENERE

SUGGERIMENTO:
Pasqua è passata da un paio di settimane..
l’agnello pasquale è un classico, i pastori con questo grande gregge ne avranno venduti molti…
I lupi attaccano e uccidono parecchi animali (7!), perchè non denunciarne un pò di più e provare a farsi risarcire?? Questa è gente senza scrupoli.

Per quanto riguarda i pastori aggiungo:
il Marchese dopo anni in cui rifiutava di concedere affitti, di colpo affita 3 cascine (Largafuiè, Liggia e Verne), perchè?Sono state introdotte tasse sui terreni incolti. Trova questi pastori siciliani, non so altro, ma so che il pastore sardo da cui hanno comprato le pecore avrebbe fornito anche i cani da guardiania anti-lupo (che funzionano) ma loro HANNO RIFIUTATO.

Buttano le pecore in Appennino, dove i lupi ci sono, senza recinti, con due cani (uno cucciolo), sparse su un’area molto ampia, partoriscono all’aperto, restano fuori di notte senza custodia o in recinti ridicoli di griglia e bancali messi in verticale.

Sembra il manuale di come non si fa il pastore, oppure il manuale di come attirare i lupi.

Inoltre questi pastori (che nei post precedenti sono stati dipinti come dei santarellini e vittime) usano senza permesso pascoli di allevatori locali, producono formaggio in baracche ed escono dal nulla con modi molto violenti (durante verbale dei Carabinieri Forestali).

Scusate tanto la lungaggine ma volevo spiegare bene i fatti (non supposizioni) e manifestare alcune idee che mi sono fatto su questi personaggi, di sicuro non molto trasparenti.

La prevenzione tramite recinti e cani pastore è l’unico modo per evitare le predazioni (infatti è la prima predazione da molto tempo dopo l’utilizzo di recinti elettrici e cani, per esempio ai Piani).

Il fatto di dover usare i recinti e quindi perdere libertà e spazi è innegabile, questo è sicuramente un fatto negativo della presenza dei lupi.

Ah, ultima cosa: I LUPI NON SONO STATI MOLLATI

Mettetevi il cuore in pace, i lupi creano problemi di convivenza E’ PERFETTAMENTE VERO, ma non deve esserci per forza un oscuro “LORO” (ambientalisti cospiratori) che hanno mollato i lupi in passato. 
Il problema dei lupi esiste comunque, non viene ingigantito dall’origine. 
Quindi fidatevi. 
Io non vado a spiegare ad un ingegnere come costruire un ponte o ad un medico come fare un intervento al cuore, mi occupo di quello che ho studiato..

Le montagne sono state abbandonate nel dopoguerra, il lupo è protetto dal ’73, caprioli e cinghiali sono tornati..

spazi liberi + cibo = voilà!

Un lupo percorre 30-40 km a notte (accertato seguendoli nella neve, non so chi altro lo abbia fatto qui e possa contestare), quindi arriva ovunque alla svelta.
Gli scienziati/politici si vantano dei successi, reintrodurre il lupo (dal loro punto di vista) sarebbe stato un successo eccome, perchè allora non vantarsene? Perchè voler vedere una congiura a tutti i costi?

Elenco di reintroduzioni super pubblicizzate ed acclamate:
Lupi nel Parco di Yellowstone
Gipeto sulle Alpi
Grifone in Sardegna e in Abruzzo
Orso in Trentino

Perchè spendere i soldi per mollare i lupi quando sono perfettamente in grado di tornare da soli? Ragioniamo sempre sui perchè 😉

Passo e chiudo e resto disponibile per chiarimenti su tutto, si può anche organizzare una bella serata di discussione, anche accesa! 
L’avevo anche proposto al Sindaco Piccardo non appena era stato eletto.

Un saluto a tutti e un invito a ragionare,
Alberto