Il Gatto Selvatico in Liguria: Video inedito!

Il Video

Un possibile Gatto Selvatico (Felis Silvestris) in provincia di Genova (Valle Stura) filmato da una delle mie video-trappole sul finire del 2017. Si tratterebbe del primo Felis Silvestris o “ibrido” di Felis Silvetris filmato in libertà sull’Appennino Ligure. Infatti sino ad oggi, non esistevano “prove video” dell’esistenza di questa specie nella provincia di Genova. In sei mesi ho registrato solo tre passaggi davanti alla video-trappola:

8 Novembre 2017 – notte

27 Novembre 2017 – notte

17 Dicembre 2017 – giorno

 

Riscontri

Esistono importanti riscontri sulla presenza del Felis Silvestris nei boschi della Liguria, che precedono di qualche mese il mio video. Ad aprile del 2017 infatti, sono stati ritrovati due ibridi di Gatto Selvatico (fonte ISPRA, vedi foto) in due zone distinte della Liguria: Pigna (IM) e Passo del Turchino (VALLE STURA GE). Proprio quest’ultima -una femmina investita da un’auto- dista a pochi chilometri dalla zona dove ho realizzato il video del possibile Gatto Selvatico nel novembre del 2017.

FELIS TOP

Altri riscontri (fotografici)

Il fotografo Andrea Biondo nel 2009 in Alta Val Argentina (IM) immortalò con la sua macchina fotografica un felino del tutto simile ad un Felis Silvestris. Foto del suo blog: https://andreabiondo.wordpress.com/

2009 alta val argentina

rid-x-sito-41

 

Riconoscimento

Come distinguere in natura, In Italia, questo elegante felino dalla razza domestica, specie dal soriano che, essendo striato, ha un aspetto simile?
Senz’altro quello selvatico ha una corporatura più robusta, ma l’unico modo per aver una relativa certezza che un fugace avvistamento si possa riferire proprio a questa specie, è aver distinto nettamente la stria nera dorsale, meglio se in abbinamento con almeno altri due caratteri della sua ornamentazione tipica, come le quattro strie nere sulla nuca, nonché la coda;grossa e con la con punta arrotondata, a larghi anelli neri, è uno degli elementi distintivi di questo felino.
Le feci e le impronte di gatto selvatico e domestico, invece, non sono distinguibili fra loro.
I maschi  sono più grossi delle femmine. La lunghezza del corpo va dai 70 a 110 cm, di cui ben 30-40 cm di coda. E’ meno longevo del suo cugino domestico, potendo vivere all’incirca 8-10 anni.

 

Biologia

Il gatto selvatico Felis silvestris é suddiviso in diverse sottospecie, afferenti a tre grandi gruppi:
1. silvestris, tipico del sub-continente europeo;
2. lybica, schiettamente africano, da cui derivano il gatto di casa e il gatto selvatico sardo;
3. ocreata, a diffusione Asiatica.

Non è facile avere la fortuna di avvistare il gatto selvatico europeo in natura. Elusivo e di abitudini notturne, si aggira nei boschi a prevalenza di latifoglie, a quote inferiori ai 1500 metri, nutrendosi in prevalenza di piccoli mammiferi, ma allo stadio giovanile non disdegna anche anfibi, pesci e grossi insetti.

Un gatto selvatico europeo occupa un territorio di caccia di grandezza variabile tra 2 e 10 chilometri quadrati e lo marca con urine e graffiature sulle cortecce, senza però che vi sia la necessità di combattimenti. Individui di sesso opposto possono frequentare lo stesso territorio.
Si riproduce una volta l’anno; proprio questo il periodo degli amori, con accoppiamenti in febbraio-marzo. Dopo 65 giorni di gestazione nascono da 2 a 5 piccoli che, a 6-8 mesi di età, diventano indipendenti.
Anche se in cattività il selvatico e il domestico sono interfertili, in libertà ci sono forti barriere comportamentali che ne limitano l’ibridazione.

 

Conservazione

Investimenti stradali ed abbattimenti accidentali sono la principale causa di mortalità del gatto selvatico in Italia (Lapini, 1989), anche se, al contempo, sono anche la principale fonte di dati sulla specie nel nostro paese.
Recentemente vi si è aggiunto il foto-trappolaggio, che consente di ottenere buone informazioni sulla presenza del gatto selvatico, altrimenti presenza invisibile.
Ogni singolo esemplare in natura viene sottoposto ad accurate misurazioni esterne e interne, che consentono di ottenere dati numerici di identificazione molto precisi (indici craniali e intestinali). Essi poi vengono verificati sulla base del DNA (ISPRA).
Tra le altre minacce alla conservazione della specie riscontriamo la possibilità di ibridazione con il gatto domestico, gli abbattimenti illegali, nonché, come in altri casi, la frammentazione e perdita di habitat idonei.
La sua presenza, come quella di tutti i carnivori, animali all’apice delle catene alimentari, testimonia l’elevata qualita’ degli ambienti che sceglie di frequentare. Anche in questo caso l’esistenza dei Parchi, che mantengono un alto livello di biodiversità, permette così a specie molto esigenti come questa, di sopravvivere e prosperare.

 

Animale protetto

In Italia il gatto selvatico è protetto dallalegge 157/92 sulla caccia ed è inserito tra le specie di interesse comunitario che richiedono protezione rigorosa dal D.P.R. 357/97; la sua presenza conferma il buono stato dell’ecosistema, mantenuto anche grazie ai Parchi. Oltre ad essere nell’allegato IV della Direttiva Habitat 92/43 CEE, è incluso anche nell’appendice II della CITES e nell’appendice II della Convenzione di Berna.

Paolo Rossi Wolves Photographer

prossifoto@gmail.com

www.paorossi.it

Remote Camera codarda ma utile

 

Aspettando i lupi

ASPETTANDO I LUPI

Untitled-2

 

“Le cose grandi per tutti non esistono, sta a noi farle grandi. E quando sono grandi vanno lasciate in pace. Come le montagne, come i giganti.”

Vinicio Capossela

 

Nel 1991 nel paese di Rezzoaglio, piccola comunità di montagna a 60 km da Genova, viene trovata una coppia di lupi morti, uccisi nei lacci da un bracconiere. É un avvenimento importante, tra i primi che segnano la progressiva ricolonizzazione dell’Appennino Ligure da parte di questo animale.

Al principio degli anni settanta del lupo italiano rimanevano circa 200 esemplari, confinati nell’Appennino centro-meridionale. Il carattere estremamente selvaggio di territori come le montagne della Marsica ha salvato il Canis lupus italicus, specie endemica della nostra penisola, dalla catastrofe. A partire da quell’esigua popolazione, in quarant’anni il lupo ha ricolonizzato tutto l’Appennino e gran parte delle Alpi, con una popolazione attuale stimata di 1500-3000 individui. Il ritorno di questo grande predatore è una conseguenza diretta del grande cambiamento verificatosi nella società italiana: negli anni sessanta l’Italia si é trasformata da paese agricolo a paese industriale. Con il miracolo economico la popolazione lascia la vita da contadino e da allevatore nelle campagne per trasferirsi con la famiglia in città. Il famoso abbandono della montagna: oggi l’Appennino è costellato di paesi fantasma, che si animano per due settimane l’anno ad agosto, quando i discendenti degli eroici contadini migrano in fuga dal caldo afoso delle grandi città. Le regioni montane, non più governate e presidiate dall’uomo, sono state in poco tempo rivendicate dalla natura: dove fino a cinquant’anni fa c’erano pascoli e campi, ora ci sono fitte foreste. In questo ambiente nuovamente selvaggio sono tornati caprioli, cinghiali, cervi e naturalmente i lupi.

A picco sul mare

Da vent’anni i lupi sono la mia ossessione. Da quando da ragazzino trovai le orme su un  sentiero alle pendici di “Montarlù”, (“monte del lupo” nel dialetto dell’alta Val Trebbia) è incominciata una sfida per vedere un animale leggendario, che più di ogni altro scatena turbamenti nell’animo umano. Iniziai a muovermi silenzioso sui monti, all’alba e al tramonto, prestando attenzione alle tracce e ai racconti di cacciatori e fungaioli. Ci sono voluti dieci anni perché vedessi i miei primi lupi, due cucciolotti nell’erba alta sorvegliati a distanza dagli adulti. Da quel momento decisi che volevo conservare una prova di questi istanti mitici e tanto attesi, così iniziai ad appostarmi con una macchina fotografica.

Sono diventato un fotografo di lupi. Prediligo i luoghi più selvaggi, dove la presenza umana è ridotta al minimo. Amo le radure e le praterie d’altitudine, tra le faggete e i boschi di abete bianco. Cerco un nascondiglio tra le rocce o i ginepri, attento alla direzione del vento per non tradirmi con il mio odore. Aspetto, immobile e in silenzio, per ore e ore, la stragrande maggioranza delle volte senza successo. “Cercare di fotografare un lupo sull’Appennino è come andare per funghi trenta volte e trovarne soltanto uno” dice il mio collega fotografo Nicola Rebora. Infatti il lupo è un animale estremamente elusivo. Sensi molto più sviluppati dei nostri, se immobile è praticamente invisibile grazie al manto mimetico; da millenni sa evitare l’uomo, attualmente il suo nemico principale.

Maggiore è l’attesa e maggiore l’esaltazione dell’avvistamento. Vengo ripagato di tutto: la ricerca, le ore di attesa, il gelo delle limpide albe invernali e l’umido terrificante dei tramonti quando tira vento di mare e si viene sommersi dalle nuvole basse. Condizioni che spesso l’escursionista della domenica non sperimenta.

Lupo (da Video-Trap)

Nel 2007 in Val Penna, dove ho realizzato alcuni dei miei scatti migliori, è stato denunciato un bracconiere che da anni nelle osterie si vantava della sua collana di denti di lupo, formata dai canini di sette individui da lui uccisi in diversi modi. Questo è solo un esempio della tipologia di personaggi che popolano le montagne liguri. Lo storico greco Diodoro Siculo descrisse così le popolazioni dei Liguri dell’età romana: ”Le donne hanno la robustezza degli uomini e gli uomini la robustezza e l’indomabilità delle belve”.

In queste zone il lupo non ha vita facile e gli episodi di bracconaggio non sono rari. Viene visto come un competitore dai cacciatori e come un grave danno dagli allevatori.

Più di una volta nei miei appostamenti ho avvistato bracconieri o trovato segni della loro presenza: in fondo agiamo in modo simile ed è normale che le nostre strade si incrocino. Passando ogni anno centinaia di ore nei monti, cerco nel mio piccolo di svolgere un’attività di presidio e vigilanza sul territorio, segnalando ogni attività sospetta.

Le persone che mi sostengono, acquistando i miei libri o partecipando alle mie escursioni, quindi non stanno solo finanziando un fotografo freelance ma contribuiscono anche alla vigilanza antibracconaggio in questi posti estremi.

Gli anni passano e la mia passione nel cercare, fotografare e documentarmi su questi splendidi animali non scema. Ho realizzato due libri fotografici (Lupi Estremi, 2017 e Incivili, 2018). Porto gli appassionati ad appostarsi con me. Insegno a cercare tracce, capire gli spostamenti e ad attendere con pazienza e umiltà. Non garantisco mai l’avvistamento: secondo me quel mitico incontro bisogna guadagnarselo da soli, io posso solo indicare la strada.

Di Paolo Rossi e Dario Casarini – prossifoto@gmail.com