Grandi lupi e piccoli uomini. Di Paolo Rossi

SITOlupi di Paolo Rossi

Mentre scendevamo attraverso quell’elegante e brutale selva di vecchi mastodontici faggi ci sentivamo pacificati, riconciliati. Il buio era calato da un po’ e mentre camminavamo verso valle non avevamo bisogno di scambiarci parole sullo straordinario evento che ci era capitato solo un’ora prima. L’impresa era stata compiuta: avevamo cercato lupi liberi in uno degli ambienti più inospitali ed estremi dell’Appennino e ce l’avevamo fatta: li avevamo visti! Quel fugace avvistamento fu sufficiente a spazzare via settimane di fatiche e umiliazioni che i lupi ci avevano più volte inferto, non mostrandosi o defecando non lontano dal nostro accampamento.  Tracce che stavano lì a ricordarci quanto noi fossimo solo degli insoliti ospiti nel loro ambiente, e loro i padroni assoluti. 

SITOPaolo Rossi in faggeta di Nicola Rebora

Due notti prima eravamo in balia della natura selvaggia. La tenda era sferzata da un vento fortissimo. Sentivamo il  frastuono dei rami che in quegli attimi si spezzavano non lontano da noi. Avevamo il timore che un grosso ramo di quei faggi vetusti ci si schiantasse addosso. Come in un  racconto di Jack London, al vento si aggiunse il nevischio. Poi li sentimmo.  Gli ululati si levarono dalle tenebre, lugubri e feroci, confondendosi con i fischi del vento. Ululati di richiamo e di risposta, famelici, lamentosi. La mattina seguente, le orme dei lupi sulla neve  attorno al nostro accampamento dimostravano inequivocabilmente che mentre noi uomini civilizzati eravamo impauriti e infreddoliti all’interno della nostra piccola tenda, loro erano a proprio agio: giocando, sdraiandosi e inseguendosi! Là fuori, nei luoghi estremi.

sitoFaggeta vetusta di Paolo Rossi

Un lupo attacca!

Un buon esempio di cosa NON bisogna fare quando si vede un lupo durante “un attacco”. Le stesse persone che hanno suonato il clacson per cercare di evitare un evento NATURALE probabilmente stavano andando a fare una grigliata con della carne neppure uccisa da loro: recuperata da un macellaio che ha sua volta l’ha comprata in mattatoio che a sua volta aveva ucciso la mucca in questione. 
Il lupo uccide per sopravvivere e ha un ruolo nell’ambiente, a differenza nostra che assomigliamo più a parassiti (parassiti del pianeta terra) che a predatori.

Buona caccia lupo! Buona fuga preda! Purché siate voi a decidere chi la spunterà e non “un clacson di alcuni turisti” che evidentemente hanno visto troppi film della disney e pochi documentari di natura in tv.

Nel tempo dei lupi

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Il tempo dei lupi – aperitivo letterario con G.Revelli e P.Rossi

Mercoledì 15 novembre dalle ore 18:30 alle ore 21:30
Altrove – Teatro della Maddalena
Piazzetta Cambiaso 1, 16123 Genova

Due autori molto diversi -Giacomo Revelli e Paolo Rossi- presentano i loro libri: un romanzo ambientato nell’estremo ponente ligure e un libro fotografico. Tema comune: il lupo, il suo fascino, il suo rapporto ambivalente con l’uomo.

Il ritorno del lupo in Liguria nelle foto di Paolo Rossi (Il Secolo Xix)

Link articolo originale: http://www.ilsecoloxix.it/p/eventi/2017/10/08/ASW4XLsJ-nelle_ritorno_liguria.shtml

Genova – «Il ricordo più bello che ho è anche il più recente: quest’estate ero in appostamento, e sono stato circondato da tre cuccioli che mi hanno giocato intorno per almeno mezz’ora. Vederli nel loro ambiente, ancora non “contaminati” dalla paura dell’uomo, è stato incredibile». Paolo Rossi ha 33 anni, e da quando ne aveva 18 va a caccia di lupi. Non con doppietta e trappole, però, ma con una macchina fotografica, per immortalarli nel loro habitat naturale e ritrarli per quello che sono: non spauracchi da libro delle favole, ma animali magnetici, affascinanti e schivi, da avvicinare «con rispetto, senza disturbarli».

Per sfatare miti e superstizioni negative sui lupi, Paolo ha partecipato a un incontro organizzato alla biblioteca Berio dal Circolo Culturale Proletario di Genova, in cui ha mostrato le fotografie del suo ultimo libro, “Lupi estremi”, insieme con alcuni video che ritraggono i lupi sui monti della Liguria, diventato ormai uno dei loro habitat: «Da quasi trent’anni il lupo è tornato in modo naturale nella nostra regione salendo dal centro Italia – spiega Rossi – e in Liguria sta colonizzando anche zone costiere grazie al fatto che molte sue prede come cinghiali e caprioli si sono spostati lungo la costa».

 

Le zone maggiormente battute da Rossi per la “caccia fotografica” ai lupi sono, ormai da una decina di anni, quelle «più selvagge e meno frequentate dall’uomo, o quelle che proprio l’uomo ha modificato in maniera sostanziale tagliando legna o facendo strade. Quindi i luoghi più selvaggi del Beigua, della val d’Aveto e della val Trebbia». Zone in cui Rossi ha trascorso ore, giorni in appostamento alla ricerca dello scatto perfetto: «La gavetta, per chi vuole fare il fotografo naturalista, è lunghissima, soprattutto se ci si concentra sui lupi. Bisogna imparare più cose di un ricercatore, non devi solo studiarne tracce e genetica, ma anche utilizzare metodi più simili a un cacciatore che a un biologo, come per esempio restare sottovento, cercare le tracce più fresche, restare perfettamente in caso di necessità. E ovviamente ci vuole un pizzico di fortuna».

Rossi è riuscito, nel corso degli anni, a scattare diverse foto di lupi e a trascorrere molto tempo in loro presenza. Ma proprio la presenza del lupo in zone abitate anche da allevatori ha causato non pochi problemi dal punto di vista del bestiame, alimentando ulteriormente la polemica sulla loro presenza in Liguria. Polemiche che Rossi, che abita sulle alture di Nervi e in estate va a Rovegno, proprio in val Trebbia, stronca sul nascere, sottolineando che «nel corso degli anni sono diventato amico di diversi allevatori che da quando utilizzano i recinti elettrici, uniti ai cani che proteggono le pecore dai lupi hanno praticamente azzerato i problemi. Spero quindi che chi sino a oggi ancora non ha preso queste precauzioni lo faccia: prima succederà, prima la convivenza sarà più semplice».

Andrea Barsanti

Mucche libere=biodiversità

Il mitico museo di storia naturale di Londra mi ha ricordato quanto sono importanti le feci di vacca per nutrire non solo i nostri amati orticelli ma anche il bosco: che assimila le cacche attraverso i piccoli “insetti collaboratori”. (Forse il mio collegamento è un po forzato ma…) Allora forse le “Vacche Ribelli” di Mele e Masone non sono solo un problema (perché distruggono gli orti) ?! Sono anche un toccasana per la salute del bosco, un importante tassello nel mosaico della biodiversità ligure. Che noi purtroppo ad oggi, non stiamo proteggendo.

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

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