I primi scatti in Liguria

Wild cat: the ghost of the Ligurian Apennines

Paolo and Nicola have always been wolves photographer. They live in Liguria, in northern Italy, the region they love and their manly “hunting territory”. They are close friends but also rivals, their continuous challenge for the next best shot is never ending. Rivals until 2018, when in front of one of Paolo’s trail cameras passed an individual of European Wildcat (Felis sylvestris sylvestris), an animal that was considered extinct in that region since the beginning of last century.

They both had a sort of veneration for this absolutely mysterious and almost mythical animal. Their efforts were concentrated in the Trebbia river valley, among the wildest and most remote places in the region. They started looking for signs of presence of the species and they set more trail cameras. Other cats passed through the months. Each photo or video they recorded was sent to Dr. Stefano Anile, among the best experts of European wildcats, who validated their findings. Their monitoring is still going right now. The European wildcat is probably the most elusive mammal of italian forests. Solitary and of nocturnal habits, it is present on the territory with very low density and it is extremely difficult ot observe. The species is currently suffering due to hybridization and competition with the domestic cat. The two photographers want now to create a documentary and a photographic book to tell their discovery. The project will be realized through crowdfunding “FELIS – il primo film sul gatto sarvægo”. Now the wildcat is something more than a ghost in Ligurian forests.

Dario Casarini

dario.casarini@yahoo.it

 

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Due parole con un semplice amante del bosco

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Enrico Bocchi buongiorno, è un piacere intervistare una persona come te, che ritengo molto competente su una materia a me tanto cara: il bosco (la casa degli animali selvatici). Chi sei? e quali sono i tuoi sentimenti in generale per i boschi?

Sono uno di quelli che percepisce nella vegetazione in generale, e negli alberi spontanei in particolare qualcosa di sacro e al tempo stesso non ho alcun titolo. Ho comunque accumulato una conoscenza non comune, per essere un normale cittadino senza titoli, riguardo alla vegetazione legnosa spontanea della penisola.

Veniamo subito al sodo: trovo sempre più spesso porzioni di bosco tagliate in modo massiccio fra i monti liguri, anche alberi vetusti (faggi, castagni ed altri), cosa dovrei fare? Denunciare il tutto alle autorità?

Denunciare, o meglio segnalare, lo può fare chiunque tenga ai boschi, anzi, lo deve fare. Poi non si sa mai cosa ne esce, sembra che tramite controlli incrociati siano stati fatti pesanti verbali a imprese di tagliatori, tanto da costringerle a chiudere. Di norma non si potrebbe tagliare un bosco ceduo(1) quando è trascorso una volta e mezzo il turno che per querceti e faggeti dura 30 anni (Emilia Romagna), quindi dal 46° anno il proprietario non lo potrebbe più tagliare come ceduo, ma casomai gestirlo diversamente o semplicemente lasciarlo alla sua evoluzione, che non è detto sia positiva, anzi, spesso i cedui invecchiati più che foreste, sono castelli di carte. Ci vuole quindi un occhio allenato e competente anche per segnalare: documentatevi, valutate e denunciate (in quest’ordine).

A che punto è “la mia Liguria” per quello che riguarda i regolamenti forestali?

La Liguria non ha ancora attuato il nuovo regolamento forestale, ci stanno lavorando, ma non è imminente. Il vecchio regolamento in vigore dal 1999 era rimasto praticamente invariato rispetto a quello ancora precedente, quindi il regolamento attualmente in vigore è veramente lacunoso e un po’ obsoleto; ad esempio non si trova nulla sui cedui invecchiati, mentre in Emilia se hai un ceduo per il quale hai lasciato trascorrere una volta e mezzo la durata del turno minimo, non potresti più tagliarlo liberamente lasciando solo le matricine(2), ma ti potrebbe essere imposta un’altra forma di gestione più conservativa; nella legge regionale ligure per la conservazione della flora protetta sono praticamente assenti le specie legnose (solo due ginepri della macchia mediterranea), quindi diciamo che nel complesso la regione Liguria è stata molto accorta nel tenersi le mani libere nella gestione forestale (ahinoi !!). Forse la vostra Regione dovrebbe “imitare” la Toscana, che invece ha un regolamento molto molto dettagliato .

Cosa pensi in generale del taglio del bosco?

Per come la vedo io, il bosco ceduo per la produzione di legna da ardere non dovrebbe esistere su larga scala, ma solo su piccole superfici adiacenti ai centri abitati, e solo ad uso di chi vive in zone rurali. Le nostre foreste dovrebbero poter ritornare ad una condizione naturale, con alberi disetanei(3) appartenenti al più alto numero possibile di specie, comprese quelle arbustive fino a suffrutici ed erbe. Il taglio di queste foreste mature, nel gergo forestale definite come fustaie, dovrebbe avvenire in modo strettamente controllato e per fini produttivi collegati al ripristino delle falegnamerie: per intenderci ho dieci alberi pregiati da tagliare, non li taglio tutti per ingolfare il mercato, ma ne taglio magari 2 per soddisfare la domanda di mobili o legname da lavoro o altro Ma tornando a ciò che mi sta più a cuore, la conservazione della biodiversità, in ogni luogo, comprese pianure e fondovalle, devono essere presenti consociazioni forestali in grado di garantire sia il rinnovamento delle specie che le compongono, che il sostentamento della fauna che ci vive. Il ceduo matricinato(4) in quest’ottica non fa che rendere la penisola un territorio ricco di boschi poveri, anche dal punto di vista economico i proprietari di boschi cedui detengono una ricchezza che si traduce subito in miseria se tagli il bosco solo per farci legna da ardere: la ricchezza del bosco è quella che preserva anche il paesaggio, e non disprezza le opportunità legate al turismo sia sportivo che ricreativo.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Si vorrei aggiungere qualcosa riguardo il nuovo modo di tagliare i cedui, con un notevole incremento del ricorso a mezzi meccanici anche pesanti: occorre specificare che non si era mai visto prima un modo di procedere così spiccio e poco prudente per zone come il nostro appennino tosco-emiliano, notoriamente fragile dal punto di vista idrogeologico. Le conseguenze per i prossimi decenni potrebbero essere drammatiche, occorrerebbero regole chiare e rigorose anche per limitare al massimo la tracciatura di nuove piste forestali. In molti casi si potrebbe ricorrere a sistemi di esbosco più razionali ed economici come ricorso a teleferiche e verricelli, senza disintegrare ulteriormente territori già abbastanza frazionati dalla viabilità pubblica. I più coscienziosi possono utilizzare risine(5), per le quali basta olio di gomito e la forza di gravità, mi ero dimenticato.

(1) Il ceduo (dal latino caedo, “io taglio”) è una forma di governo del bosco che si basa sulla capacità di alcune piante di emettere ricacci se tagliate. Questo tipo di formazione boschiva è quindi costituita essenzialmente da polloni, cioè da alberi provenienti da rinnovazione agamica (moltiplicazione vegetativa).

(2) In selvicoltura la matricina è una pianta, originata da un semenzale o da un pollone, che viene lasciata quando si effettua il taglio di un bosco ceduo allo scopo di garantire la rinnovazione del bosco per seme.

(3) Bosco formato da alberi di diversa età. Da un punto di vista selvicolturale il bosco disetaneo non deve essere semplicemente costituito da un insieme di alberi di diversa età, ma queste dovrebbero essere opportunamente ed uniformemente distribuite in modo che per la legge di sopravvivenza naturale andando dalle classi più giovani a quelle più vecchie il numero delle piante decresca secondo una legge regolare. Al criterio dell’età nello studio della norma si sostituisce però quello di diametro. 

(4) Il soprassuolo è formato prevalentemente da polloni della stessa età e da un numero ridotto di matricine, cioè alberi di origine gamica o agamica, con età maggiore di quella dei polloni. La differenza di età tra cedui e matricine è di una, due o tre volte la lunghezza del turno.

(5) Uno o più canali usati per il trasporto a valle di legname.