Quelle vacche selvagge che guardano il mare

Intervista ad Armando, un amante della natura che da trent’anni visita e osserva una piccola mandria di vacche rinselvatichite in una sperduta spiaggia della Corsica*

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Di Paolo Rossi – prossifoto@gmail.com

*il luogo preciso resterà anonimo e nessuna foto verrà mostrata, per difendere l’intimità e l’incolumità delle mucche in questione

Paolo Rossi: Ciao Armando mi parli un po’ della zona in cui vivono queste mucche rinselvatichite?

Armando: il litorale è lungo circa 35 km, totalmente privo di insediamenti umani stabili oggi come ieri. L’estensione della zona è di circa, mi pare, 45.000 ettari.

Un tempo gli insediamenti umani di questa zona erano stagionali (epoca di raccolto) e per lo più ridotti a singole dimore. In tutto l’areale si contano 4 piccoli raggruppamenti di “pagliai” (cosi vengono chiamate ancora oggi queste costruzioni in pietra a secco con tetti tondeggianti ricoperti di terra). Inutile dire che la maggior parte dei pagliai oggi sono cumuli di pietre. Ne sono stati censiti nell’area oltre 700.

Queste tenaci vacche vivono in una delle regioni meno piovose di tutta Europa. Personalmente nell’arco di 30 anni ho trascorso in questa zona, in tutti i periodi dell’anno, ben più di 1 anno. Non ho mai visto piovere oltre 12 h consecutive.

La zona è totalmente priva di acqua potabile. Che io sappia vi è un’unica fonte, ma generalmente in estate è secca. Ci sono invece alcuni stagni. Tutti vicino al mare alimentati, penso, da fonti sotterranee oltre che dalle piogge invernali, abbondanti nell’entroterra, portate al mare da torrenti che possono diventare anche assai impetuosi. 

Il clima è pertanto secco, caldo in estate, freddo nei mesi invernali specie quando arrivano venti dai quadranti settentrionali (maestrale e tramontana). Più volte al mattino trovo le pozze, in inverno naturalmente, totalmente congelate. Non ho però mai visto perdurare il ghiaccio al sorgere del sole.

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La vegetazione indispensabile a queste mucche per sopravvivere è la classica macchia mediterranea. Bassa generalmente. Difficile trovare alberi superiori ai 2mt e 1/2. Purtroppo in alcuni punti negli anni 50/60 sono stati impiantati eucalipti e pini marittimi. I primi, avendo bisogno di molta acqua sotterranea, non si allargano. Stesso non si può dire dei pini che in questi ultimi 10 anni si stanno diffondendo in maniera preoccupante. In alcune zone sono ancora presenti ulivi in buon numero, retaggio dell’epoca genovese.

PR: parlami delle vacche che vivono li

A: sono più di 30 anni che frequento, per periodi anche molto lunghi quella zona. Le vacche le ho sempre viste. Libere, senza proprietari. Nascono, vivono, muoiono secondo il ciclo naturale. Si cibano di quel poco che passa il convento. Ed è proprio poco. Le ho viste più volte cibarsi delle fronde degli ulivi. Mangiano anche i capolini della Ferula communis (la cui tossicità, anche letale, per il bestiame è nota da tempi immemorabili). Eppure la mangiano, nei mesi primaverili, con grande piacere. In momenti eccezionali alcuni umani della zona portano del fieno a dei cavalli semibradi della zona ma le mucche lo rifiutano categoricamente, indomite, continuano a cibarsi solo della vegetazione della macchia mediterranea. 

Vivono la loro vita senza integrarsi con l’uomo, i rari contatti con i rari turisti di passaggio non le preoccupano particolarmente. Ci vuole un minimo di attenzione quando hanno i cuccioli e comunque personalmente giro con i miei due cani liberi senza avere mai avuto nessun problema. 

PR: come hanno superato la siccità della scorsa estate (2017) ?

A: direi in modo brillante e senza evidenti perdite. Ho persino notato che vi erano nuovi nati e uno di questi aveva un pelame insolito per la madria: bianco predominante con macchie sparse tendenti al rosso-marrone.

PR: noti rilevanti differenze nella loro massa corporea da una stagione all’altra?

A: certamente, in estate e a in autunno dimagriscono in modo molto evidente

PR: il colore dei loro manti? E il rapporto maschi/femmine?

A: Da alcuni anni vedo aumentare in maniera esponenziale il numero dei maschi. Potrebbe trattarsi di un sistema di limitazione delle nascite, oltre ad una buona selezione di razza: ogni femmina può scegliersi il maschio migliore. Per quello che riguarda i colori, direi che gran parte di loro sono nere o molto scure.

PR: hai avuto notizie sulle origine di queste vacche? Chi le ha portate lì e quando?

A: purtroppo no

PR: che tu sappia vengono prelevate o uccise a scopo alimentare da umani  del luogo?

A: Nessun esemplare viene catturato in quanto, mi dicono gli amici del posto, la carne è immangiabile. Posso garantirti che in tanti anni non ho assistito ad alcuna cattura. In quella zona praticamente il turismo non esiste. Sono ben inserito nel tessuto di quei pochi corsi che frequentano la zona, pertanto “a buon intenditore, poche parole”. I locali preferiscono cibarsi di mucche semibrade allevate in pascoli più verdi situati qualche chilometro nell’entroterra.

PR: ti sembrano ben integrate nell’ambiente? 

A: Direi assolutamente di si, talmente ben integrate che un turista potrebbe passare in quella zona svariate volte senza notarle neppure. Ma se è un turista attento potrebbe notare le impronte dei loro unghioni impresse sulla fine sabbia di mare. Orme di mucche libere che guardano il mare.

 

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