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Il gatto e la volpe – storie di resistenza

Il gatto e la volpe – storie di resistenza

Giovedì 21 gennaio 2021 La Repubblica

Di Erica Manna

articolo

“Parto dal presupposto che l’animale selvatico è più intelligente di me perché io nel suo ambiente posso resistere solo poche ore. Lui è a casa sua”

 

Paolo Rossi, oltre vent’anni di immagini alla scoperta delle specie selvatiche.

Ora prepara il suo quarto film: Sopravvissuti all’Homo sapiens

 paolo rossi di lucia traverso2

La foto a cui è più legato <<è quella che devo ancora fare: a un gatto selvatico. Non è facile, ma non mi arrendo: vincerò io>>. Se ci pensa un po’, c’è anche quello scatto che ha inseguito per sette anni: un lupo che sembra volare nel candore soffice dell’Appennino d’inverno. <<Ho scavato un buco nella neve alta e mi son appostato, non so per quanto: coperto da un piumino bianco dell’Ikea>>. Alla fine ce l’ha fatta: il lupo lo ha catturato. Con il suo obbiettivo.

Paolo Rossi ha 37 anni, un talento iscritto nel nome, e i suoi animali fantastici – esotici eppure vicinissimi a casa di sua nonna, a Casanova, in Val Trebbia, dove trascorreva le estati – li insegue da sempre. <<Passavo lì quattro mesi, ogni anno – racconta- e quando sono diventato maggiorenne, pur di andarci a maggio mi licenziavo da tutti i lavoretti che facevo. Per poi trovarne un altro a settembre.

La Volpe di PaoloRossi & NicolaRebora

Paolo Rossi fotografa lupi e animali selvatici nelle zone più selvagge dell’Appennino e delle Alpi italiane dal 2010, a livello professionale: nel 2014 le sue foto entrano a far parte del libro di Francesca Marucco Il lupo – biologia e gestione sulle Alpi e in Europa. Nel 2017 realizza il libro fotografico Lupi Estremi con SkullCreativeLab, e viene intervistato dalla Bbc: The magic moment of a wolf sighting. Nel 2018 dà vita a Incivili, libro fotografico con Mattia Parodi, e nel 2019 esce, sempre con Parodi, Le ombre tra i faggi. Da tre anni è anche regista di brevi documentari: Vacche Ribelli, La vendetta del lupo monco, Felis gatto sarvaego (con libro omonimo annesso – 350 copie) e il quarto è in lavorazione: Sopravvissuti all’Homo sapiens – una storia di resistenza selvatica. Sarà dedicato a volpi, gatti selvatici, faine, tassi. <<Mi affascinano questi animali che sono riusciti a resistere al dominio dell’uomo, in un ambiente che anni fa era molto antropizzato – racconta Rossi – grazie alle loro capacità e alla straordinaria elusività sono stati capaci di evitare trappole e fucilate>>. A rispondere alle domande ci sarà uno storico, un naturalista e altri interessanti personaggi, <<offriranno spiegazioni a curiosità anche mie>>. Nessuna foto è stata scattata da capanni o con esche di qualsiasi genere per attirare animali: <<Utilizziamo video-trappole che non li disturbino – spiega Rossi – si tratta di oggetti attaccati agli alberi, che si attivano quando rilevano una fonte di calore. E filmano>>. Il lavoro è già cominciato, con la collaborazione di Nicola Rebora, fotografo di lupi e fauna selvatica, e sarà finanziato attraverso un crowdfunding. <<Il ricavato verrà utilizzato per poter proseguire sul campo, con spostamenti in auto, interviste, controllo video-trappole, riprese audio e video. Poi, montaggio e musica, premi per i sostenitori, ovvero t-shirt – foto – libri – escursioni>>.

foto4di29

Quello che lo affascina, spiega Paolo Rossi, è il rapporto tra <<selvatico e civilizzato, una curiosità che mi perseguita fin da bambino. Il paradosso è che ci sono foto di animali selvatici da tutto il mondo, ma pochissime di quelli che vivono nei boschi dietro casa. Perché nessuno ti aiuta, devi studiare tu il comportamento di quegli animali. All’estero spesso usano esche, o altri escamotage. La nostra invece è una fotografia basata sul sacrificio e sull’umiltà. Parto dal presupposto che l’animale selvatico è più adattato all’ambiente naturale di me, quindi è più intelligente. Io nel suo ambiente posso resistere solo poche ore. Lui è a casa sua>>.

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