Il Gatto Selvatico in Liguria: Video inedito!

Il Video

Un possibile Gatto Selvatico (Felis Silvestris) in provincia di Genova (Valle Stura) filmato da una delle mie video-trappole sul finire del 2017. Si tratterebbe del primo Felis Silvestris o “ibrido” di Felis Silvetris filmato in libertà sull’Appennino Ligure. Infatti sino ad oggi, non esistevano “prove video” dell’esistenza di questa specie nella provincia di Genova. Il Dott. Stefano Anile (https://www.researchgate.net/profile/Stefano_Anile) , esperto di felini selvatici, dopo aver visionato i miei video mi ha confermato che il soggetto ripreso è molto probabilmente un vero e proprio Gatto Selvatico.

In sei mesi ho registrato solo tre passaggi davanti alla video-trappola:

8 Novembre 2017 – notte

27 Novembre 2017 – notte

17 Dicembre 2017 – giorno

 

 

Riscontri

Esistono importanti riscontri sulla presenza del Felis Silvestris nei boschi della Liguria, che precedono di qualche mese il mio video. Ad aprile del 2017 infatti, sono stati ritrovati due ibridi di Gatto Selvatico (fonte ISPRA, vedi foto) in due zone distinte della Liguria: Pigna (IM) e Passo del Turchino (VALLE STURA GE). Proprio quest’ultima -una femmina investita da un’auto- dista a pochi chilometri dalla zona dove ho realizzato il video del possibile Gatto Selvatico nel novembre del 2017.

FELIS TOP

Altri riscontri (fotografici)

Il fotografo Andrea Biondo nel 2009 in Alta Val Argentina (IM) immortalò con la sua macchina fotografica un felino del tutto simile ad un Felis Silvestris. Foto del suo blog: https://andreabiondo.wordpress.com/

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Riconoscimento

Come distinguere in natura, In Italia, questo elegante felino dalla razza domestica, specie dal soriano che, essendo striato, ha un aspetto simile?
Senz’altro quello selvatico ha una corporatura più robusta, ma l’unico modo per aver una relativa certezza che un fugace avvistamento si possa riferire proprio a questa specie, è aver distinto nettamente la stria nera dorsale, meglio se in abbinamento con almeno altri due caratteri della sua ornamentazione tipica, come le quattro strie nere sulla nuca, nonché la coda;grossa e con la con punta arrotondata, a larghi anelli neri, è uno degli elementi distintivi di questo felino.
Le feci e le impronte di gatto selvatico e domestico, invece, non sono distinguibili fra loro.
I maschi  sono più grossi delle femmine. La lunghezza del corpo va dai 70 a 110 cm, di cui ben 30-40 cm di coda. E’ meno longevo del suo cugino domestico, potendo vivere all’incirca 8-10 anni.

 

Biologia

Il gatto selvatico Felis silvestris é suddiviso in diverse sottospecie, afferenti a tre grandi gruppi:
1. silvestris, tipico del sub-continente europeo;
2. lybica, schiettamente africano, da cui derivano il gatto di casa e il gatto selvatico sardo;
3. ocreata, a diffusione Asiatica.

Non è facile avere la fortuna di avvistare il gatto selvatico europeo in natura. Elusivo e di abitudini notturne, si aggira nei boschi a prevalenza di latifoglie, a quote inferiori ai 1500 metri, nutrendosi in prevalenza di piccoli mammiferi, ma allo stadio giovanile non disdegna anche anfibi, pesci e grossi insetti.

Un gatto selvatico europeo occupa un territorio di caccia di grandezza variabile tra 2 e 10 chilometri quadrati e lo marca con urine e graffiature sulle cortecce, senza però che vi sia la necessità di combattimenti. Individui di sesso opposto possono frequentare lo stesso territorio.
Si riproduce una volta l’anno; proprio questo il periodo degli amori, con accoppiamenti in febbraio-marzo. Dopo 65 giorni di gestazione nascono da 2 a 5 piccoli che, a 6-8 mesi di età, diventano indipendenti.
Anche se in cattività il selvatico e il domestico sono interfertili, in libertà ci sono forti barriere comportamentali che ne limitano l’ibridazione.

 

Conservazione

Investimenti stradali ed abbattimenti accidentali sono la principale causa di mortalità del gatto selvatico in Italia (Lapini, 1989), anche se, al contempo, sono anche la principale fonte di dati sulla specie nel nostro paese.
Recentemente vi si è aggiunto il foto-trappolaggio, che consente di ottenere buone informazioni sulla presenza del gatto selvatico, altrimenti presenza invisibile.
Ogni singolo esemplare in natura viene sottoposto ad accurate misurazioni esterne e interne, che consentono di ottenere dati numerici di identificazione molto precisi (indici craniali e intestinali). Essi poi vengono verificati sulla base del DNA (ISPRA).
Tra le altre minacce alla conservazione della specie riscontriamo la possibilità di ibridazione con il gatto domestico, gli abbattimenti illegali, nonché, come in altri casi, la frammentazione e perdita di habitat idonei.
La sua presenza, come quella di tutti i carnivori, animali all’apice delle catene alimentari, testimonia l’elevata qualita’ degli ambienti che sceglie di frequentare. Anche in questo caso l’esistenza dei Parchi, che mantengono un alto livello di biodiversità, permette così a specie molto esigenti come questa, di sopravvivere e prosperare.

 

Animale protetto

In Italia il gatto selvatico è protetto dallalegge 157/92 sulla caccia ed è inserito tra le specie di interesse comunitario che richiedono protezione rigorosa dal D.P.R. 357/97; la sua presenza conferma il buono stato dell’ecosistema, mantenuto anche grazie ai Parchi. Oltre ad essere nell’allegato IV della Direttiva Habitat 92/43 CEE, è incluso anche nell’appendice II della CITES e nell’appendice II della Convenzione di Berna.

Paolo Rossi Wolves Photographer

prossifoto@gmail.com

www.paorossi.it

Remote Camera codarda ma utile

 

Aspettando i lupi

ASPETTANDO I LUPI

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“Le cose grandi per tutti non esistono, sta a noi farle grandi. E quando sono grandi vanno lasciate in pace. Come le montagne, come i giganti.”

Vinicio Capossela

 

Nel 1991 nel paese di Rezzoaglio, piccola comunità di montagna a 60 km da Genova, viene trovata una coppia di lupi morti, uccisi nei lacci da un bracconiere. É un avvenimento importante, tra i primi che segnano la progressiva ricolonizzazione dell’Appennino Ligure da parte di questo animale.

Al principio degli anni settanta del lupo italiano rimanevano circa 200 esemplari, confinati nell’Appennino centro-meridionale. Il carattere estremamente selvaggio di territori come le montagne della Marsica ha salvato il Canis lupus italicus, specie endemica della nostra penisola, dalla catastrofe. A partire da quell’esigua popolazione, in quarant’anni il lupo ha ricolonizzato tutto l’Appennino e gran parte delle Alpi, con una popolazione attuale stimata di 1500-3000 individui. Il ritorno di questo grande predatore è una conseguenza diretta del grande cambiamento verificatosi nella società italiana: negli anni sessanta l’Italia si é trasformata da paese agricolo a paese industriale. Con il miracolo economico la popolazione lascia la vita da contadino e da allevatore nelle campagne per trasferirsi con la famiglia in città. Il famoso abbandono della montagna: oggi l’Appennino è costellato di paesi fantasma, che si animano per due settimane l’anno ad agosto, quando i discendenti degli eroici contadini migrano in fuga dal caldo afoso delle grandi città. Le regioni montane, non più governate e presidiate dall’uomo, sono state in poco tempo rivendicate dalla natura: dove fino a cinquant’anni fa c’erano pascoli e campi, ora ci sono fitte foreste. In questo ambiente nuovamente selvaggio sono tornati caprioli, cinghiali, cervi e naturalmente i lupi.

A picco sul mare

Da vent’anni i lupi sono la mia ossessione. Da quando da ragazzino trovai le orme su un  sentiero alle pendici di “Montarlù”, (“monte del lupo” nel dialetto dell’alta Val Trebbia) è incominciata una sfida per vedere un animale leggendario, che più di ogni altro scatena turbamenti nell’animo umano. Iniziai a muovermi silenzioso sui monti, all’alba e al tramonto, prestando attenzione alle tracce e ai racconti di cacciatori e fungaioli. Ci sono voluti dieci anni perché vedessi i miei primi lupi, due cucciolotti nell’erba alta sorvegliati a distanza dagli adulti. Da quel momento decisi che volevo conservare una prova di questi istanti mitici e tanto attesi, così iniziai ad appostarmi con una macchina fotografica.

Sono diventato un fotografo di lupi. Prediligo i luoghi più selvaggi, dove la presenza umana è ridotta al minimo. Amo le radure e le praterie d’altitudine, tra le faggete e i boschi di abete bianco. Cerco un nascondiglio tra le rocce o i ginepri, attento alla direzione del vento per non tradirmi con il mio odore. Aspetto, immobile e in silenzio, per ore e ore, la stragrande maggioranza delle volte senza successo. “Cercare di fotografare un lupo sull’Appennino è come andare per funghi trenta volte e trovarne soltanto uno” dice il mio collega fotografo Nicola Rebora. Infatti il lupo è un animale estremamente elusivo. Sensi molto più sviluppati dei nostri, se immobile è praticamente invisibile grazie al manto mimetico; da millenni sa evitare l’uomo, attualmente il suo nemico principale.

Maggiore è l’attesa e maggiore l’esaltazione dell’avvistamento. Vengo ripagato di tutto: la ricerca, le ore di attesa, il gelo delle limpide albe invernali e l’umido terrificante dei tramonti quando tira vento di mare e si viene sommersi dalle nuvole basse. Condizioni che spesso l’escursionista della domenica non sperimenta.

Lupo (da Video-Trap)

Nel 2007 in Val Penna, dove ho realizzato alcuni dei miei scatti migliori, è stato denunciato un bracconiere che da anni nelle osterie si vantava della sua collana di denti di lupo, formata dai canini di sette individui da lui uccisi in diversi modi. Questo è solo un esempio della tipologia di personaggi che popolano le montagne liguri. Lo storico greco Diodoro Siculo descrisse così le popolazioni dei Liguri dell’età romana: ”Le donne hanno la robustezza degli uomini e gli uomini la robustezza e l’indomabilità delle belve”.

In queste zone il lupo non ha vita facile e gli episodi di bracconaggio non sono rari. Viene visto come un competitore dai cacciatori e come un grave danno dagli allevatori.

Più di una volta nei miei appostamenti ho avvistato bracconieri o trovato segni della loro presenza: in fondo agiamo in modo simile ed è normale che le nostre strade si incrocino. Passando ogni anno centinaia di ore nei monti, cerco nel mio piccolo di svolgere un’attività di presidio e vigilanza sul territorio, segnalando ogni attività sospetta.

Le persone che mi sostengono, acquistando i miei libri o partecipando alle mie escursioni, quindi non stanno solo finanziando un fotografo freelance ma contribuiscono anche alla vigilanza antibracconaggio in questi posti estremi.

Gli anni passano e la mia passione nel cercare, fotografare e documentarmi su questi splendidi animali non scema. Ho realizzato due libri fotografici (Lupi Estremi, 2017 e Incivili, 2018). Porto gli appassionati ad appostarsi con me. Insegno a cercare tracce, capire gli spostamenti e ad attendere con pazienza e umiltà. Non garantisco mai l’avvistamento: secondo me quel mitico incontro bisogna guadagnarselo da soli, io posso solo indicare la strada.

Di Paolo Rossi e Dario Casarini – prossifoto@gmail.com

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Il custode della bellezza

Una signora mi ha raccontato che suo figlio da piccolo è diventato cieco completamente però ha imparato a nuotare e a camminare nei boschi da solo senza neppure il cane guida. Dopo degli anni, qualcuno gli ha chiesto “ti piacerebbe tornare a vedere?” lui ha detto NO. Ha detto di NO perché era talmente immerso nella bellezza che la vista e gli occhi lo avrebbero condizionato nel vedere solo la superficie delle cose. Marco Morandi (trasmissione integrale https://www.raiplayradio.it/…/SECONDA-CLASSE-7a174209-bd09-…)

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“Vasche trappola” per animali selvatici in tutta Italia

In queste ore si alzano potenti le voci di denuncia contro le quella vasca/cisterna di cemento che ha ucciso dei rari e protetti orsi marsicani in Abruzzo (https://www.repubblica.it/ambiente/2018/11/15/news/mamma_orsa_e_i_suoi_due_cuccioli_annegati_in_una_vasca_d_acqua_privata-211753815/?rss). Nelle ore seguenti all’uscita di questa terribile notizia mi è subito tornato alla mente il terribile episodio del 2011 quanto sopra il paese di Torriglia un lupo nero (Canis lupus italicus) morì annegato in una cisterna a cielo aperto di un ex discarica di rifiuti. Nell’articolo originale (riportato sotto in corsivo) non si menziona l’annegamento nella cisterna, probabilmente per richiesta di un ente pubblico locale (paura di brutte figure pubbliche!). 4E18945D_003507_6BFFA468_Foto_mail_PICTURE--158x237Tra il 2009 e il 2012 frequentai spesso quella zona e documentai fotograficamente la presenze di una splendida famiglia di lupi, non fotografai mai il lupo nero ma pochi mesi prima della sua fine, lo vidi riposare nella neve insieme al resto del suo nucleo famigliare.  Alcune persone residenti nei paesi nella zona, ancor prima della notizia del lupo annegato nella cisterna, mi riferirono che più volte degli animali selvatici erano finiti in quel maledetto buco pieno d’acqua putrida con le pareti lisce e quindi senza appigli per risalire. Ma ci volle la morte di una specie importante come un lupo per convincere i responsabili della zona a chiudere una volta per tutte quella trappola a cielo aperto. Allego una foto della zona: il quadrato rosso è la zona della cisterna-trappola, che per fortuna oggi risulta chiusa e interrata.Immagine

Giallo a Torriglia, morto l’unico lupo nero dell’Appennino
di Matteo Sacco – 10 luglio 2011
Genova – E’ morto per cause naturali? O è stato avvelenato? È giallo sulla morte di un lupo ritrovato a Torriglia, località alle spalle di Genova, all’interno del parco dell’Antola. L’animale trovato già in avanzato stato di decomposizione, appartiene a una specie molto rara: il lupo nero.
Eraldo Minetti, commissario della Polizia provinciale, afferma: «Si trattava dell’unico esemplare nei boschi genovesi e, con molte probabilità, il solo lupo nero della Liguria». La caratteristica che rende questa variante così particolare nella specie, è la sua formazione. Secondo alcuni ricercatori specializzati è presente, nel corredo del Dna dell’animale, un “inquinamento genetico”, dovuto all’accoppiamento del lupo con i cani selvatici. La teoria più accreditata, invece, spiega la particolarità individuando varianti melaniche dei geni. «È lo stesso caso della pantera nera – precisa Minetti – si tratta di un giaguaro afflitto da melanismo, cioè colpito da una mutazione di un gene dominante che “colora” di nero il mantello dell’animale. Allo stesso modo avviene per il lupo».
Non è stato possibile completare l’autopsia. La carcassa dell’animale, già parzialmente decomposto, ha consentito agli operatori del parco naturale dell’Antola, di prelevare soltanto un campione e spedirlo all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale di Bologna, per farlo analizzare.
«Aspettiamo i risultati per tracciare un’identità genetica. Era da più di due anni – spiega Marco Carraro, dirigente del parco dell’Antola – che le foto-trappola (macchine fotografiche nascoste tra la vegetazione che scattano al passaggio degli animali ndr), ritraevano questo esemplare aggirarsi nei boschi, con il gruppo famigliare del parco».
Questo è solo l’ultimo caso in cui l’uomo si accanisce contro il lupo. Molto spesso le guardie della Forestale e gli agenti della polizia provinciale recuperano esemplari avvelenati o molto spesso “impallinati” da fucili da caccia. Nonostante il lupo sia un animale protetto da una legge che risale al 1971, «con ormai troppa frequenza è vittima di caccia e di bracconaggio», spiega Minetti. Probabilmente chi potrebbe aver ucciso l’esemplare ignorava la particolarità di questa variante genetica. «Sta di fatto che anche il Parco dell’ Antola aveva il suo lupo nero – si rattrista Minetti – adesso non più».

Il lupo – biologia e gestione sulle Alpi e in Europa

il-lupo-biologia-e-gestione-sulle-alpi-ed-in-europadi Francesca MARUCCO
Biologia e gestione nelle Alpi ed in Europa
Il libro fa parte della collana intitolata “Monografie”, i cui volumi affrontano ciascuno un singolo argomento -di natura faunistica, ambientale, naturalistica in ge­nere od altro- in maniera approfondita ed esauriente, su basi rigorosamente scientifiche, ma agile e di faci­le lettura essendo rivolti ad ampie categorie di lettori. Anche in questa collana i testi sono arricchiti ed im­preziositi da immagini fotografiche, talune di eccezio­nale rarità, di elevatissima qualità anche tipografica.
I lupi stanno naturalmente recuperando i loro areali originari in Italia, sulle Alpi e non solo. Questo nuovo millennio è infatti un momento positivo per le popolazioni di lupo in Europa, che sono per la maggior parte in crescita sotto il profilo sia demografico sia geografico. La grande sfida per la conservazione del lupo nel prossimo futuro è riuscire a sviluppare un regi­me di convivenza tra questo grande carnivoro e le attività antropiche, sulla base della cono­scenza della specie e di dati oggettivi della sua presenza, e questo libro rappresenta un impor­tante contributo in questa direzione. Questo libro descrive con un linguaggio non tecnico l’ecologia del lupo, con i suoi forti le­gami di branco, con un territorio che si estende per centinaia di chilometri quadrati: un animale che, quando in dispersione, è alla ricerca di un compagno/a anche attraverso i confini a lui in­visibili. Ed infine diventa un utile manuale per l’osservatore ed il ricercatore alle prime armi. Il tutto sulla base di esperienze dirette e dati rac­colti dall’autore, nota esperta della specie. Un’occasione per vivere con più consapevolezza il ritorno del lupo sulle Alpi, per riconoscere i segni lasciati da un predatore elusivo, e per strutturare una maggiore cultura del selvatico, ancora poco svi­luppata in Italia, che è un approccio fondamentale per la conservazione del mondo naturale che da sempre il lupo simboleggia.
L’AUTORE
Francesca Marucco, classe 1974, zoologa, ha una lunga esperienza con i lupi: li studia da vent’anni, fra il Piemonte e il Montana (USA); è stata coordinatrice tecnico- scientifica del progetto di ricerca e gestione del lupo per la Regione Piemonte, il famoso Progetto Lupo Piemonte. Dopo la laurea a Torino, ha conseguito un master e un dottorato (PhD) negli Stati Uniti presso l’Università del Montana dedicati all’ecologia della spe­cie. È oggi professore a contratto presso l’Università di Torino, membro affiliato con l’Università del Monta­na e coordinatore scientifico del Progetto LIFE WOLFALPS presso il Centro Gestione e Conservazione Grandi Carnivori, che prevede il monitoraggio della popolazione di lupo sulle Alpi e la ricerca di buone stra­tegie gestionali per la convivenza tra lupo e uomo. Ha pubblicato numerosi articoli scientifici a livello inter­nazionale, contribuisce come editore e reviewer per giornali scientifici ed è referente sull’argomento per il Ministero dell’Ambiente. Collabora in diversi progetti di ricerca sui grandi Carnivori a livello europeo e mon­diale, con università statunitensi e canadesi; è coinvolta in gruppi di monitoraggio e gestione del lupo sia al­pini che europei, in particolare è membro dal 2001 del Wolf Alpine Group (WAG) e dal 2012 del Large Car­nivore Initiative for Europe (LCIE), un Gruppo Specializzato dell’IUCN.
Formato: 17 x 24
Immagini: circa 120 colore 
Data pubblicazione: giugno 2014 
Pagine: 175

Poca etica nel più importante concorso fotografico del mondo

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Ed eccolo qua! Un bellissimo scatto vero?! Ma per stessa ammissione degli autori, questo scatto è frutto di un appostamento vicino ad un “carnaio” per orsi. Uno dei concorsi fotografici più prestigiosi del mondo (wildlife photographer of the year) che accetta foto realizzate grazie a “esche,carnai,attrattivi”???? 
Mi spiace notare che molti GRANDI fotografi di natura (in Italia e nel mondo) non prendono posizione contro questa “penosa pratica”. Temo che non prendono posizione per semplice “paraculismo”: molti di questi “ricchi viziati uomini bianchi che vogliono una foto ad ogni costo” SONO anche LORO CLIENTI ! Lo scatto in questione con il commento degli autori è visibile su: http://www.nhm.ac.uk/visit/wpy/gallery/2017/images/1114-years-old/5156/wolf-watch.html Un fatto molto grave secondo il mio parere, visto che questo concorso è organizzato da un ente importante come il museo di Storia Naturale di Londra. Dare cibo agli animali selvatici è molto grave: si abitua l’animale a non cercare cibo da solo in natura e si abitua l’animale ad associare l’uomo al cibo, mettendo a rischio l’incolumità dell’uno e dell’altro.

Andrea “etico cercatore di lupi”

Appennino Piemontese – 17 Maggio 2018

Sono felice di fare una piccola intervista ad Andrea Nagliero, che nel suo tempo libero con rispetto e buon senso cattura immagini di lupo in libertà (Canis lupus italicus).

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Paolo Rossi: Andrea quando hai iniziato ad appassionarti nell’osservazione di animali selvatici?
Andrea Nagliero: È una passione che ho da sempre ma solo da due anni a questa parte ho avuto buoni risultati nella ricerca.

PR: risultati ottenuti soprattutto attraverso l’utilizzo di una foto-trappola giusto?
AN: Si uso da qualche anno una foto-trappola, è un mondo nuovo per me perché in passato non mi interessava più d tanto e mi limitavo a fare delle belle camminate e a cercare le tracce dei selvatici.

PR: non utilizzi esche o simili per attirare selvatici davanti alla tua foto-trap vero?!
AN: Vero, dare cibo ai selvatici è sbagliato: lupi e volpi oggi potrebbero mangiare una polpetta davanti alla mia video-trappola e domani potrebbero mangiarne una piena di veleno piazzata in giro da qualche bracconiere. Meglio dunque non abituare i carnivori a mangiare cose che non hanno ucciso loro, dopo tutto creature come i lupi sono affascinanti proprio perché sanno cavarsela da sole in condizioni climatiche difficili, come si vede nella mia immagine di lupi nella neve. 
Preferisco “guadagnarmi” i video e le foto senza scorciatoie ma attraverso lo studio e l’osservazione del bosco: studiando i sentieri e le zone dove i lupi hanno passaggi obbligati o cercando posti dove c’è stata una predazione o luoghi dove dormono gli animali o magari piazzando la foto-trap nei pressi una pozza d’acqua che invita naturalmente molti selvatici a servirsene per dissetarsi.

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PR: ti chiedo ancora notizie in merito al bellissimo video di lupi nella neve che hai girato con la video-trap, come mai si fermano e annusano in terra? visto che non usi esche alimentari?!
AN: un segreto c’è, a volte piazzo davanti alla video-trappola un escremento dei lupi di zona, in questo modo a volte i lupi stessi si fermano ad annusare quel tanto che basta per azionare il sensore della video-trap. Non utilizzo escrementi di lupi di altre zone/territori perché non vorrei mai creare tensione fra nuclei famigliari differenti. Le feci di lupo veicolano importanti messaggi territoriali, quindi non bisogna essere invasivi.

PR: Cosa si prova quando si scopre di aver catturato belle immagini?
AN: Emozioni enormi, anche se i primi video ritraevano solo lupi che passavano di sfuggita, come spettri selvaggi. La cattura più emozionante è certamente quella dei lupi nel bosco ammantato di neve: fieri, attenti, coesi e con una splendida pelliccia invernale. Davvero una bella emozione vederli crescere mese dopo mese attraverso l’occhio un po’ indiscreto della foto-trap e notare i cambiamenti fisici. Diventare adulti non è per niente scontato per lupo: obbligato ad affrontare agguerrite prede come il cinghiale, a evitare i bracconieri, le strade e le ferrovie. E sempre attento a non scontrarsi con i lupi rivali.

PR: Altri episodi e curiosità riguardo alla tua passione di “fototrappolatore”?
AN: Mi piace molto osservare le interazioni dei selvatici quando si imbattono in un escremento di lupo, per esempio ho notato che alcuni giovani di daino scappano, qualche cinghiale invece si ferma e si guarda attorno attentamente. Mentre tasso e volpe spesso ci marcano sopra (con escrementi, urina e raschiamenti).

PR: Quanta pazienza ci vuole prima di avere buoni risultati con questa tecnica?
AN: Molta pazienza mentre la passione sostiene nei momenti di sconforto. La cosa più importante è essere costanti e non scoraggiarsi mai, visto che la maggior parte delle volte la video-trap riprende svariati animali selvatici e rarissimamente i lupi. Spesso mi ritrovo in posti molto selvaggi e isolati dove mi concentro per cercare sentieri battuti da animali, a volte cammino per ore smaniando di trovare qualche traccia: una cacca, un impronta, una pista impressa nel fogliame del sottobosco.

PR: Credi che la tua passione possa essere utile alla “comunità”?
AN: Forse si, visto che le voci di paese dicono che i lupi “sono troppi”, lo dicono senza avere prove scientifiche a riguardo e infatti la video-trappola dimostra che i lupi non sono troppi, sono pochi se paragonati alla quantità di potenziali prede. Pochi e con territori molto grandi! Fototrappolare può essere anche un deterrente al bracconaggio.

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Mostra sul Lupo a Finale 2018

Il comunicato stampa in PDF: comunicato stampa mostra lupo 2018

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Eventi :

Sabato 23 giugno – Museo Archeologico del Finale, ore 17.30

“In bocca al lupo! Un antico predatore tra archeologia, storia e leggende”, inaugurazione dell’esposizione di fotografie di Nicola Rebora e Paolo Rossi, di reperti archeologici, proiezioni e supporti didattici dedicati all’antico rapporto del lupo con l’uomo, a storie, tradizioni, fiabe e leggende su questo animale e alla sua presenza in Liguria. A cura di: Museo Archeologico del Finale e Istituto Internazionale di Studi Liguri sezione Finalese. Ingresso libero.

Giovedì 12 luglio – Museo Archeologico del Finale, ore 21.00-23.00 apertura straordinaria 

Ore 21.00, “Sulle tracce del lupo” – Visita guidata alla mostra “In bocca al lupo! Un antico predatore tra archeologia, storia e leggende” e incontro con esperti di fotografia, biologia e archeologia per scoprire storie e curiosità su questo animale. Costo 5 € a persona.

Sabato 18 agosto – Museo Archeologico del Finale, ore 21.00-23.00 apertura straordinaria

Ore 21.00, “Sulle tracce del lupo” – Visita guidata alla mostra “In bocca al lupo! Un antico predatore tra archeologia, storia e leggende” e incontro con esperti di fotografia, biologia e archeologia per scoprire storie e curiosità su questo animale. Costo 5 € a persona.

 

 

 

 

Pastori di Capre amanti dei Lupi (Val Bormida SV)

Il pastore di capre amante dei lupi
29 Aprile 2018 – Cairo Montenotte

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Passando nella piazza del paese di Cairo M. scorgo numerosi stand con prodotti locali, mi avvicino al primo “formaggiaio” che mi ispira fiducia: in primo piano dei bellissimi formaggi stagionati e sullo sfondo degli striscioni con delle foto di splendide capre camosciate, le sue, anzi, le loro! Insieme a Mario infatti c’è la figlia Francesca. “Azienda Agricola La Cavagnola – Dego SV”. La sera prima, due cari amici fotografi (Roberto e Andrea) mi hanno mostrato la foto di una carcassa che hanno trovato di recente in una radura  proprio nella zona del Dego: un capriolo predato (forse dai lupi).
PaoloRossi: Mario abiti in un “posto da lupi” e allevi capre quindi ti chiedo subito se hai mai subito predazioni?
Mario: No, nessuna perché ho cani e recinti elettrici, eppure i lupi ci sono.
PR: Recinti a 4fili e cani da pecora abruzzesi?
Mario: Si recinti a 4fili ma senza “cani abruzzesi”, per ora ho solo i miei cani di famiglia “meticci” che stanno in compagnia delle mie 70 capre, 40 delle quali pascolano sempre fuori, all’aperto.
PR: Da quanto tempo fate questo mestiere e da quanto tempo ti sembra che i lupi siano presenti in Val Bormida in modo più costante?
Mario: Facciamo questo mestiere dal 2007 e sono almeno 4 anni che i lupi si avvistano spesso sul territorio o meglio, si avvistano spesso le loro tracce e alcune carcasse di caprioli. In realtà i veri problemi riguardano i cani vaganti/rinselvatichiti che sono presenti sul territorio, attaccano gli animali domestici e a differenza dei lupi, hanno poca paura dell’uomo.

(PR: Non è la prima volta che mi vengono segnalati vari problemi con cani vaganti nel savonese, dalle mie parti – genovese – invece il problema sembra molto più limitato)

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PR: Mario come hai iniziato a fare prevenzione per evitare attacchi dei lupi?
Mario: Mi sono documentato da solo, per conto mio e ho provveduto ad attrezzarmi con il recinto a 4fili, senza aspettare che mi venisse consegnato da enti, autorità o simili. Per imparare ad utilizzarlo correttamente mi sono rivolto ad allevatori che lo usavano già da tempo (in Piemonte). Ho imparato direttamente sul campo quindi. 

PR: Di recente il sindaco di Masone ha dichiarato “da quando il lupo è tornato non viviamo più tranquilli”, cosa ne pensate?
Mario: Direi che queste paure non riguardano me e Francesca, vedere un lupo è sempre stato un mio sogno, un sogno che solo di recente sono riuscito a realizzare. Mi sono affacciato dalla finestra di casa mia (circondata da capre, prati e boschi) e ho notato proprio sotto di me questo canide scuro, quando mi ha fissato negli occhi con quello sguardo magnetico e quegli occhi gialli intensi ho capito che era lui, pochi secondi ancora ed è trotterellato via senza fretta, sinuoso e selvaggio. Nessuno dei nostri cani ha abbaiato e lo ha inseguito. E pensare che di solito abbaiano a tutto e tutti, forse avevano paura o forse si sono semplicemente goduti il momento come ho fatto io.

PR: E se i lupi uccidessero qualcuna delle vostre capre come reagireste?
Mario: accetteremmo l’evento come parte delle leggi della natura, lo prenderei come un sorta di obolo, una piccola tassa da pagare per vivere e allevare negli splendidi boschi e pascoli del Dego. Dobbiamo essere noi allevatori a mettere in atto sistemi di prevenzione per evitare predazioni, il lupo dopo tutto, fa solo il suo mestiere.

(Foto da “AziendaAgricolaLaCavagnolaFormaggiDiCapra” – Pagina Facebook)