Gatto Selvatico in Alta Val Trebbia_Appennino Ligure

Uno dei Gatti Selvatici (Felis silvestris silvestris) che ho ripreso sull’Appennino Ligure (Alta Val Trebbia) grazie all’utilizzo di una video-trappola. Anche stavolta il video è stato visionato dal Dott. Stefano Anile -uno dei massimi esperti della specie- che mi ha confermato che “si tratta inequivocabilmente di un Felis silvestris silvestris”. Questo e quelli che ho pubblicato in precedenza, sono i primi video che ritraggono un gatto selvatico in libertà in Liguria. Essendo una specie straordinariamente elusiva è difficile dire se alcuni individui siano giunti sino alla provincia di Genova da altre zone (Imperiese – Savonese) oppure se sono da sempre presenti ma nessuno lo aveva mai scoperto. Un sentito grazie ai miei colleghi di ricerca : Nicola Rebora, Dario Casarini e Luca Serlenga.

 

Il cammino del lupo

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Col patrocinio del Parco Naturale Regionale dell’Aveto

Max 12 partecipanti

Quattro giornate di cammino tra Emilia e Liguria attraverso crinali e sentieri suggestivi dove scopriremo i segni di presenza dei diversi nuclei di lupi che stiamo monitorando, ammireremo panorami mozzafiato su mare ed Appennini. Ogni tappa prevede un rifugio diverso dove, oltre rifocillarci e dormire, troveremo ad aspettarci un “Luparo” diverso che ci racconterà di lupi, convivenza, ibridazione, ma anche di cavalli selvaggi, pastori e cani da guardiania.

TAPPA I giovedì 20 giugno

Ritrovo alle ore 9.30 a Ponte Strambo https://goo.gl/maps/3dZEkWRt5Tp da qui percorrendo l’alta via dei monti liguri lungo il crinale che divide Emilia e Liguria e risaliremo il monte Zatta (Parco Regionale dell’Aveto) percorrendo un sentiero con vista sul mare per raggiungere il Rifugio A. Devoto
https://goo.gl/maps/JsL5e7qjLhr

Lungo il percorso controlleremo alcune videotrappole e siti di marcatura ricorrenti ed avremo ottime possibilità di avvistare rapaci (poiana, biancone, falco pecchiaiolo, aquila reale).

Arriveremo al rifugio nel tardo pomeriggio dove troveremo ad aspettarci Simone Giosso, giovanissimo fotografo naturalista e volontario di IoNonHoPauraDelLupo che ci racconterà attraverso immagini e filmati dei lupi e dell’altra fauna che stiamo monitorando nel Parco Naturale dell’Aveto e nei territori liguri.

Costo Rifugio A. Devoto € 50,00 che comprende: cena, pernottamento, prima colazione, pranzo al sacco.

TAPPA II venerdì 21 giugno

Dal passo del Bocco attraversando il passo del Ghiffi e il Passo della Scaletta entreremo nel Parco Naturale dell’Aveto attraverso sentieri e un crinale molto suggestivo e ricco di segni di presenza dei lupi. Controllo video trappole arrivo al rifugio Pratomollo Monte Aiona nel pomeriggio http://www.parks.it/parco.aveto/dettaglio.php?id=42948 https://goo.gl/maps/7eKQjFiWEdK2.
Qui ci aspetterà Paolo Rossi col quale parleremo di lupi e di come riuscire ad avvistarli. Proiezione del film “La vendetta del lupo monco”

Costo Rifugio Pratomollo Monte Aiona € 55,00 che comprende: cena, pernottamento, prima colazione, pranzo al sacco.

TAPPA III 22 giugno
Appostamento all’alba con Paolo Rossi.
Rientro in rifugio Pratomollo per la colazione e partenza a metà mattinata.
Dal Monte Aiona attraversando praterie e crinali dove con un po di fortuna avremo la possibilità di avvistare i cavalli selvaggi dell’Aveto andremo verso il Monte Penna che divide Emilia e Liguria, arriveremo con l’ultima tappa al Rifugio Faggio dei Tre Comuni https://goo.gl/maps/gPgzrhCcyKw, nel pomeriggio dove ad aspettarci troveremo il dottor Luigi Molinari zoologo del Wolf Apennine Center col quale approfondiremo i temi legati all’ibridazione ed alla convivenza col lupo in aree antropizzate.

Costo Rifugio Faggio dei Tre Comuni € 50,00 che comprende: cena, pernottamento, prima colazione, pranzo al sacco.

TAPPA IV 23 giugno
La mattina di domenica partiremo dal Rifugio Faggio dei Tre Comuni ed entreremo nel cuore del territorio di uno dei nuclei riproduttivi che seguiamo da quattro anni, dove controlleremo alcune videotrappole e siti di marcatura ricorrenti. Percorrendo crinali e sentieri immersi nelle faggete dell’alta val Taro attraverseremo alcune tra le valli più selvagge alla ricerca di segni di presenza. Nel pomeriggio verso le 16/17 arriveremo a Ponte Strambo, punto di partenza.

Le diverse tappe hanno una lunghezza compresa tra i 12 e 18 km su sentieri segnati senza dislivelli eccessivi, è comunque necessario avere una buona preparazione fisica a camminare in ambiente montano.

Il workshop è riservato ai soci di Io non ho paura del lupo in regola con la quota associativa annuale 2019 (€10,00)

Riepilogo costi:
Quota contributo € 60,00
Costi totali pasti e pernottamenti nei rifugi € 155,00

Per info e iscrizioni campi@iononhopauradellupo.it

Il fotografo che caccia i lupi

Il fotografo che “caccia i lupi”: “Non sono in guerra con l’uomo”

Il racconto di Paolo Rossi, 34 anni, genovese di Sant’Ilario

Terre da lupi

di MASSIMO CALANDRI – LA REPUBBLICA  14 febbraio 2018

https://genova.repubblica.it/cronaca/2018/02/14/news/il_fotografo_che_caccia_i_lupi_non_sono_in_guerra_con_l_uomo-188815076/ (Link dell’articolo originale)

L’incontro ravvicinato più recente è solo di qualche settimana fa nei boschi della Val Trebbia: “Cuccioli di lupo. Me li sono trovati intorno all’improvviso. Per prudenza sono rimasto immobile. Gli adulti di solito scappano, quando arrivo a 50 metri di distanza: ma loro no, si fidano. Non sanno ancora niente, dell’uomo. Così mi hanno annusato un po’. E poi se ne sono andati, tranquilli”. Paolo Rossi, 34 anni, genovese di Sant’Ilario, è l’ultimo – e il primo – dei lupari. Naturalmente ha la barba nera. Un cappellaccio calcato in testa, la mantella spessa, gli scarponi coperti di fango. Una sacca col necessario alla cattura: taccuino, penna, telecamera a infrarossi, macchina fotografica, teleobiettivo. Niente fucile. Perché è un cacciatore di lupi che non spara. Scatta. Immagini che diventano libri, storie da raccontare, luoghi da far conoscere nella speranza di incontrare quelli che – sostiene – dovremmo tornare a considerare come i nostri migliori amici. Anche lui ha visto sul sito di Repubblica il video, girato l’altra sera a Torriglia con un telefonino da un automobilista: un lupo a poca distanza dal paese. E non si è sorpreso più di tanto. “Hanno sempre gironzolato, da quelle parti: i lupi vanno a caccia di daini e caprioli, che si avvicinano all’abitato perché le persone curano i loro giardini e l’erba tagliata fresca è migliore. Ci vuole solo un pizzico di prudenza, ma non abbiate paura: non sono pericolosi”.
Nei boschi liguri si stima vivano tra i cento e i duecento esemplari di canis lupus italicus – taglia piccola e un manto che sulla schiena si fa molto scuro, quasi nero -: in piccoli branchi, non più di quattro, ma il più delle volte si tratta di coppie con cuccioli che appena diventano grandi se ne vanno per conto loro. Non hanno mai attaccato l’uomo: si cibano di prede selvatiche. “Che sono aumentate di numero in maniera impressionante, dopo che l’uomo ha abbandonato le campagne. Il lupo fa il suo ‘lavoro’, naturalmente: seleziona e caccia gli animali più vecchi, più deboli, dalle faggete più impervie alle zone verdi vicino ai centri abitati”. Paolo può addirittura testimoniare del ritorno del cervo, che aveva lasciato queste zone secoli fa. “Ho trovato tracce in Val di Vara, nello Spezzino”. Il mondo sta cambiando, ma la gente che ne sa? Nel 1970, quando la legge ne ha proibito l’abbattimento, i lupi erano praticamente estinti: in Italia se ne contavano non più di 150, nascosti nelle faggete abruzzesi. Oggi sono quasi 2.500, abitano l’intera dorsale appenninica e si spingono fino alle Alpi, sfiorano la macchia mediterranea. “Li puoi incontrare a Sori, di sicuro guardano il mare di Portofino”.
Per Paolo, la vita è cambiata una mattina d’estate che era adolescente, proprio non lontano da Torriglia. “Ho percorso un sentiero dopo un temporale e le ho viste, tutte in fila: orme di lupo”. Un evento allora abbastanza eccezionale. O forse no: i boschi cominciavano a ripopolarsi. “Un segno del destino”, sostiene. “Poi mi capitò tra le mani un libro di Barry Lopez, ‘Lupi e uomini’. Raccontava che non erano animali pericolosi così come la gente temeva, che quella paura irrazionale era ingiustificata. Che erano capaci di prenderti lo sguardo e restituirtelo. Che con noi umani c’erano sorprendenti affinità”. Si diploma con una tesina all’istituto agrario di Sant’Ilario – “Il ritorno del lupo sull’Appennino ligure” -, qundi s’arrangia con lavoretti che gli permettono di passare ogni momento libero a “caccia” di una qualche traccia. “Ho trascorso anni a trovare altre orme, e carcasse di prede. A leggere libri, informarmi”. Fino al 2010, quando – dopo un appostamento eterno sul Monte Beigua – gli appare a pochi metri una femmina. “Un esemplare giovane, curioso. E’ rimasta ad osservarmi e io, che avevo una macchina fotografica, ho cominciato a riprenderla”.
I lupari di una volta, quelli col fucile, giravano per i paesi facendosi pagare in denaro o generi alimentari. Erano quasi spariti nel secondo dopoguerra e la normativa del 1970 ha definitivamente chiuso la questione. In quello stesso periodo le campagne sono state abbandonate, mentre in molti territori venivano reintrodotti – anche a scopo venatorio – cinghiali, cervi, daini. Animali cacciati dal lupo, che col passare degli anni ha ritrovato le condizioni ideali. Crescendo nel numero, cominciando a migrare. Paolo Rossi è stato testimone di questo fenomeno, che negli ultime stagioni è diventato sempre più importante. “Nessuna paura: il lupo italiano attacca difficilmente gli allevamenti, che comunque possono essere ben protetti da recinzioni e cani addestrati. Non è in competizione col cacciatore, anzi: si nutre degli animali deboli o malati, quindi migliora le specie. Difficilmente attacca l’uomo, l’importante è che si tengano al guinzaglio i propri cani”. Paradossalmente – spiega –, il cinghiale è molto più pericoloso.
Va a caccia di lupi. Però a modo suo. “L’appostamento? Si comincia dalla tracce. Orme oppure escrementi, che sono inconfondibili: freschi hanno un odore terribile, dopo qualche giorno invece sono ossa e peli. Sempre lontani da luoghi frequentati dall’uomo e in punti di passaggio per gli animali. Io arrivo qualche ora prima del tramonto e piazzo una video-trappola. Mi accampo, torno poco prima dell’alba per capire se sono passati di lì. E a quel punto aspetto. Se sono fortunato, scatto”.
Da venerdì scorso, a Sestri Levante il Palazzo Fasce ospita una bellissima mostra fotografica di Paolo Rossi. Che sabato presenterà il suo ultimo libro autoprodotto e dedicato ai lupi. Si intitola: “Incivili”. Perché loro sono un po’ così: “Il lupo cattivo non esiste. E’ invece un animale tenace, con uno straordinario istinto di sopravvivenza e di collaborazione nel clan. Capace di adattarsi a tutto, anche all’uomo. Ma indipendente, sempre. Selvaggio”.

Gatto Selvatico in Val Trebbia: ecco le prove !! P.Rossi

Un Gatto Selvatico (Felis Silvestris) in provincia di Genova (Alta Val Trebbia) filmato da una delle mie video-trappole sul finire del 2018 e a inizio 2019. Il video è stato visionato dal Dott. Stefano Anile -uno dei massimi esperti della specie- che ha confermato (in entrambi i video) che si tratta di un Felis silvestris silvestris. Si trattano dei primi video che ritraggono un gatto selvatico in libertà in Alta Val Trebbia. Infatti sino ad oggi, non esistevano “prove” dell’esistenza di questa specie in queste valli. Colgo l’occasione per ringraziare i miei preziosi “colleghi di ricerca” del FELIS in Liguria : Nicola Rebora (fotografo), Dario Casarini (naturalista) e Luca Serlenga (geografo). Senza di loro forse, non sarei riuscito nell’impresa.